Logistica e territorio più legati dopo la pandemia

Uno dei pochi settori rimasti a galla nel 2020 è quello del food retail, ma il cambio delle abitudini d’acquisto da parte dei consumatori in ragione delle misure anti-Covid non ha lasciato indifferente la supply chain dei beni di prima necessità.
L’impossibilità di spostarsi lontano dal proprio domicilio ha avvantaggiato l’economia di prossimità, premiando la GDO con caratteristiche di forte leadership locale.

 

Come leggiamo nell’articolo Market medio-piccoli crescono: investimenti in punti vendita e logistica pubblicato da “Il Sole 24 Ore”, ci sono grossisti che hanno preferito sovrastoccare prodotti di prima necessità per poter aumentare la risposta in caso di nuovi lockdown. Tornando ai supermercati di quartiere, la crescita di cui si parla non ha investito solamente i prodotti per così dire “industriali”, ma anche quelli strettamente legati al territorio. La vendita di preparazioni artigianali e a km 0 delle quali l’Italia può fregiarsi dalle Alpi al Mediterraneo è, infatti, aumentata a livelli imprevedibili.

 

Per quanto riguarda la Puglia, si può citare il caso del Gruppo Megamark, partner di ITS Logistica Puglia: <<E’ fortemente radicato nel suo territorio, costituito da cinque regioni del Centro-Sud (Puglia, Campania, Calabria, Basilicata e Molise) il Gruppo Megamark, a cui fanno capo 500 negozi con le insegne A&O, DOk, Famila e Sole365. “Quest’anno abbiamo rispettato il nostro piano di sviluppo, aprendo 10 nuovi punti vendita tra diretti e affiliati – afferma il direttore operativo Francesco Pomarico –. Anche grazie a quest’espansione della rete chiuderemo il 2020 con un aumento del 10% del fatturato, che nel 2019 è stato di 1,7 miliardi di euro”. Il gruppo pugliese ha anche investito 24,7 milioni di euro nel progetto MegaFree, realizzato in project finance con Unicredit, destinato al restyling e all’efficientamento energetico dei punti vendita per dimezzare i consumi e i costi energetici. Altri 85 milioni di euro sono stati destinati al piano di espansione triennale che porterà all’apertura di un’altra decina di negozi entro il 2023.>>

 

 

Se questa mutazione delle abitudini dei consumatori dovesse avere ripercussioni sul lungo periodo, è chiaro che la logistica dovrebbe fare i conti con dei modelli capaci di valorizzare una riscoperta dell’economia di prossimità da parte della collettività. In questo senso conta tanto anche l’esperienza d’acquisto, insieme a variabili qualitative, quantitative ed economiche.

 

Riscopriamo la “logistica farmaceutica”

Come abbiamo già raccontato negli articoli L’importanza strategica di una buona logistica sanitaria e Vaccino? Per sconfiggere il Covid basta una dose di logistica, in questo periodo storico stiamo riscoprendo l’importanza di una particolare branca della logistica: quella farmaceutica. La logistica, lo sappiamo bene, è materia viva e malleabile: non esiste una sfera della vita umana nella quale la logistica, seppur tacitamente, non sia necessaria per il perseguimento di determinati obiettivi. Così è anche per l’industria del farmaco, come stiamo osservando per la campagna vaccinale in corso. Una sfida non solo scientifica, ma anche un vero e proprio groviglio per la logistica e, di conseguenza, per la politica. I Paesi di tutto il mondo stanno attuando i rispettivi piani vaccinali, interfacciandosi con diverse soluzioni logistiche. In questa sede, tuttavia, vogliamo divulgare ai nostri lettori alcune nozioni di logistica farmaceutica.

 

 

Per iniziare, c’è da dire che il grande cruccio della logistica farmaceutica è proprio il trasporto: non esistono, infatti, tantissimi vettori né altrettanti magazzini adeguati alla conservazione dei farmaci. L’outsourcing, per la natura delle merci in ballo, non è una scelta che la casa produttrice può prendere a cuor leggero, sia per motivi legali che per questioni prettamente pratiche. I problemi principali, quindi, riguardano lo stoccaggio, la tracciabilità, le politiche di reso, le caratteristiche dei prodotti (spesso molto sensibili a sbalzi termici ed esposizione a raggi solari), la gestione delle scorte e l’immenso numero di punti vendita da raggiungere.

 

 

I tre nodi principali della filiera sono depositari, grossisti e retailer. I grossisti movimentano la maggior parte dei volumi, agendo da veri e propri intermediari. Con il D.Lgs. nr. 219 del 24/04/2006 in attuazione della direttiva 2001/83/CE e la direttiva 2003/94/CE non è più corretto parlare di farmaci in senso così generico e ampio, ma di “sostanze attive”. In tal modo è chiaro che venga tutelata la pubblica sanità al fine di garantire la filiera ancor prima che il farmaco diventi tale. Una sostanza destinata alla produzione di farmaci (e, quindi, all’assunzione da parte della persona), deve poter viaggiare con i medesimi criteri di sicurezza previsti per il prodotto finito.

 

 

Entra in gioco una figura ben nota al nostro ITS: il Supply Chain Manager, ovvero il soggetto che ha il dovere di assumere decisioni con ricadute a termine breve (operative), medio (tattiche), lungo (strategiche). Ciò richiede quindi due distinte fasi di lavoro: una di pianificazione e una di esecuzione.

 

 

Attuando un modello SCOR (Supply-Chain Operations Reference) diventa possibile gestire l’intera filiera in via standardizzata, attuando i processi della catena di distribuzione che sono così riassumibili:

 

 

Anche per il vaccino (anzi, per i vaccini) contro il Covid-19 vengono attuate procedure di questo tipo. La logistica ha in mano le chiavi del nostro futuro prossimo: più la supply chain sarà garantita e ottimizzata, prima la pandemia diventerà un brutto ricordo.

 

 

Credits to: GDP: le nuove sfide della logistica farmaceutica.

Vaccino? Per sconfiggere il Covid basta una dose di logistica

Come anticipammo nell’articolo L’importanza strategica di una buona logistica sanitaria pubblicato sul nostro blog, quella del vaccino contro il covid-19 si presenta come una delle sfide più difficili di sempre per la logistica mondiale. Tre sono i vaccini maggiormente “chiacchierati” nell’ultimo mese, ovvero quelli prodotti da Pfizer Biontech, Moderna e AstraZeneca (di quest’ultimo si attende l’approvazione da parte dell’EMA – European Medicine Agency).

Nell’articolo Arcuri: «Devono essere vaccinati 48 milioni di italiani» pubblicato da Il Sole 24 Ore leggiamo: <<[…] devono essere vaccinati 48 milioni di italiani per raggiungere l’immunità di gregge. Si parte dal personale sanitario: prima medici, infermieri e personale operante nei presidi ospedalieri e ospiti di Rsa (1 milione e 800mila persone). Si prosegue già dal prossimo mese di febbraio con gli anziani over 80 e le persone con particolari fragilità, poi con operatori servizi pubblici essenziali. Segue il personale delle scuole, docente e non docenti, perché le scuole possano funzionare in sicurezza. Poi le forze dell’ordine, personale dei trasporti pubblici e delle carceri e carcerati. Poi gli over 60 e infine il resto della popolazione. «Abbiamo l’obiettivo di vaccinare tutti gli italiani entro il prossimo autunno – ha aggiunto – ma servono tre componenti fondamentali: un numero adeguato di dosi di vaccino, un piano logistico e un insieme di uomini e donne capace di somministrare più persone nel minor tempo possibile»>>. Il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, solleva da sé la questione logistica.

Le direttrici sulle quali deve muoversi la vaccinazione di massa, quindi, sono tre:

  • Dosi di vaccino (ancorché di differenti aziende) sufficienti per almeno 48 milioni di italiani su circa 60;
  • Personale sanitario che somministri il farmaco a ritmi praticamente incessanti;
  • Piano logistico (internazionale?) che assicuri il vaccino dalla produzione alla somministrazione.

 

Come stiamo osservando nell’ultimo periodo, le difficoltà principali stanno nel mantenimento della catena del freddo e nell’approvazione e produzione massiva dei farmaci. In questo momento, quindi, si deve osservare la soluzione logistica sotto il profilo internazionale, dall’approvvigionamento dei vaccini a quello delle risorse utili alla sua inoculazione (siringhe, DPI, personale, spazi, ecc.). Per quanto ogni Stato, in ragione della sua competenza in materia sanitaria, possa decidere se adottare o meno un modello logistico, è chiaro che questo, innanzitutto, debba esserci. Per questo motivo, come leggiamo nella nota Affidabilità e conformità della catena logistica del vaccino anti-COVID-19 pubblicata da Business Wire: <<Bureau Veritas, leader mondiale nelle analisi, nei controlli e nelle certificazioni, e OPTEL, importante fornitore globale di piattaforme di tracciabilità per la fornitura farmaceutica, uniscono le forze per affrontare l’aspetto critico e la tracciabilità nelle catene logistiche del vaccino anti COVID-19.
Nei prossimi mesi, miliardi di dosi di vaccini anti COVID-19 dovranno essere somministrati in modo rapido e sicuro a persone in tutto il mondo. La complessità delle condizioni della catena del freddo, la puntualità delle consegne e la necessità di mitigare il rischio di qualsiasi deviazione dal protocollo sono identificate come sfide critiche per il successo della vaccinazione sul larga scala>>
.

 

Questo interessamento da parte di leader del settore come quelli citati, fa ben sperare in una rapida virata verso la vaccinazione massiva, in quanto – almeno in Italia – il Piano strategico per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 è fermo al 12 dicembre 2020, esaurendo la questione logistica in poche battute contenute nel capitolo 3, titolato “Logistica, Approvvigionamento, Stoccaggio e Trasporto”: <<Gli aspetti relativi alla logistica e alla catena di approvvigionamento (supply chain), stoccaggio e trasporto dei vaccini saranno di competenza del Commissario Straordinario per l’attuazione delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19 della Presidenza del Consiglio dei
Ministri.
Nella definizione dei piani di fattibilità e delle forniture di tutte le attrezzature/strumenti/materiale necessari sono stati considerati diversi aspetti, tra cui la catena del freddo estrema (-20/-70°C) per la conservazione di alcuni vaccini (vaccini a mRNA) o catena del freddo standard (tra i 2 e gli 8 °C), il confezionamento dei vaccini in multi-dose e la necessità o meno di diluizione.
Per i vaccini che necessitano di catena del freddo standard (tra i 2° e gli 8°) si adotterà un modello di distribuzione “hub and spoke”, con 1 sito nazionale di stoccaggio e una serie di siti territoriali di secondo livello.
Per quanto riguarda invece i vaccini che necessitano di catena del freddo estrema, questi verranno consegnati direttamente dall’azienda produttrice presso 300 punti vaccinali, che sono stati condivisi con le Regioni e le Province Autonome.
Il confezionamento dei vaccini in multi-dose richiede l’acquisizione di un adeguato numero di siringhe, aghi e diluente (nei casi in cui non siano forniti direttamente dall’azienda produttrice del vaccino), eseguita sia tramite joint procurement europeo, sia attraverso la richiesta di offerta pubblica già emessa dagli uffici del Commissario per l’emergenza COVID-19.
A ciò si aggiunge la necessità di fornire il materiale ritenuto essenziale per lo svolgimento delle sedute vaccinali (DPI per il personale delle unità mobili, disinfettante, cerotti etc.), cui provvederà il Commissario Straordinario. La distribuzione dei vaccini, in particolare relativi alla catena del freddo standard, avverrà con il coinvolgimento delle forze armate che, in accordo con il Commissario Straordinario, stanno già pianificando vettori, modalità e logistica>>.

 

Come riportato da Omni Furgone nell’articolo Vaccino Pfizer Covid-19, chi, come, dove e quando della logistica dal V-Day ad oggi, in Italia, è stato attuato un modello logistico molto farraginoso, mentre quello al quale si auspica è il c.d. “just in time”. Questo metodo permetterebbe di ricevere le dosi di vaccino periodicamente, evitando lo stoccaggio in magazzino, quindi l’acquisto da parte del SSN di un numero spropositato di frigoriferi capaci di arrivare a -80°C, ovvero la temperatura necessaria per prevenire la degradazione del farmaco.

 

In definitiva, possiamo affermare che l’antidoto del Covid-19 non è tanto il vaccino, quanto l’efficacia della sua supply chain: la logistica, infatti, sconfiggerà il Covid col grimaldello del vaccino e non il contrario. Di solito le sfide possono avere due esiti, ovvero la possibilità di vincere o quella di perdere. In questo caso particolare la logistica non potrà che vincere, sollevando l’umanità da questo fardello che la accompagna ormai da troppo tempo.

 

La logistica di Natale 2020 – Il case history di Poste Italiane

Il 2020 è stato un vero e proprio stress test per la logistica italiana. Da quando l’emergenza Covid ha portato il Paese alle note restrizioni, 1,3 milioni di persone in più si sono riversate sull’e-commerce, e insieme agli habitué dello shopping online hanno generato una crescita economica del 31% delle vendite su Internet. Ciò ha rischiato di mandare in tilt corrieri e fornitori, mettendo le società di spedizioni nella condizione di dover rispondere così repentinamente a una nuova tipologia di retail.

 

L’ultimo periodo dell’anno – quello che intercorre fra il “Black Friday” e il Natale – è sempre il più caldo per la logistica, in quanto il volume di pacchi da processare aumenta in maniera esponenziale. Nell’articolo Poste Italiane investe in logistica e tecnologia per prepararsi al Natale pubblicato da “Il Sole 24 Ore”, si capisce come una buona supply chain possa essere in grado di attutire qualsiasi stoccata del mercato. Infatti: <<Un milione e 800 mila pacchi in soli tre giorni: il Black Friday è stato un esame superato a pieni voti dalla rete logistica di Poste Italiane, nonostante l’intenso carico a cui è stata chiamata nell’ultimo weekend di novembre. Gli esami, però, non si improvvisano. Poste Italiane ha adottato una serie di misure […] Sono aumentati del 40% i voli di Poste Air Cargo, il vettore aereo di Poste Italiane, con nuovi collegamenti durante il fine settimana da Roma e Brescia verso le Isole Maggiori, la Calabria e la Puglia. Sono circa 3.000 i camion che ogni giorno attraversano la nostra penisola, trasportando pacchi da una parte all’altra del Paese>>.

 

A ciò si aggiungono i nuovi centri di smistamento, come quelli di Malpensa (35mila pacchi al giorno), Roma e Bologna, e i 35mila fra corrieri e portalettere che hanno assicurato il soddisfacimento delle spedizioni. Anche l’utilizzo di mezzi green come i tricicli elettrici ha consentito un miglioramento della city logistics, nonché un minor impatto ambientale.

 

Poste Italiane ha sottoscritto diverse joint venture con importanti aziende del settore per aumentare la capacità della sua piattaforma logistica, investendo così anche nell’ambito delle nuove tecnologie. Per concludere, come leggiamo nell’articolo: <<In vista del periodo natalizio Poste sta inoltre rafforzando con assunzioni a tempo determinato la rete dei portalettere su tutto il territorio nazionale, ha aumentato con circa 2000 nuovi mezzi la flotta per il trasporto su gomma e potenziato il trasporto […] è stata inoltre potenziata la rete “Punto Poste”, formata da “locker” automatici e tabaccai, che si affianca alla già capillare rete degli uffici postali anche per i servizi di riconsegna e cambio della merce acquistata>>.

ITS Logistica Puglia rinnova l’esperienza Erasmus+ per il 2021-2027

ITS Logistica Puglia ha ottenuto l’accreditamento ECHE (Erasmus Charter for Higher Education) 2021-2027, propedeutico alla partecipazione al programma Erasmus+ per i prossimi sette anni con un punteggio di 100/100. Ciò permetterà al nostro ITS di prender parte a ogni azione finanziata da Erasmus+, come la mobilità di staff e studenti, le partnership strategiche e le skills alliances con altri soggetti attivi nell’istruzione superiore in tutta Europa.

 

ECHE ha come obiettivi principali del prossimo settennio la digitalizzazione dei processi di gestione e il riconoscimento dei titoli di studio degli studenti in ossequio all’iniziativa ESC (Erasmus Student Card), che vuole rendere la mobilità accessibile a tutti gli studenti europei, rilanciando un senso di “identità europea” nei giovani. La novità più grande sta nell’EWP (Erasmus Without Paper) che servirà a rendere più fluida la burocrazia concernente i rapporti fra utenti e sistema Europass.

 

Il nostro ITS partecipa da sempre ad Erasmus+, permettendo ai suoi corsisti di affrontare un’esperienza di tirocinio all’estero. La nostra offerta formativa nell’ambito della logistica ha di per sé un respiro internazionale, e se c’è una cosa che non può mancare nello studio di questa materia così vasta, è la voglia di confrontarsi con le altre professionalità vicine e lontane.

 

I logistici del futuro, oltre a conoscere il loro ambiente di lavoro, non possono prescindere da una buona dose di soft skills: Erasmus+ rappresenta l’occasione perfetta per misurarsi non solo con il proprio percorso di studi, ma anche con se stessi e con l’Altro, nella cultura così come nella lingua e nelle abitudini lavorative.

Nuovo protocollo d’intesa fra ITS Logistica Puglia e Confcommercio Brindisi

ITS Logistica Puglia ha da poco sottoscritto un protocollo d’intesa con Confcommercio Brindisi. Sul territorio della Provincia di Brindisi, Confcommercio è l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi. La confederazione si impegna da sempre a favorire momenti di scambio e collegamento fra le imprese e l’ambiente in cui operano, valorizzando il ruolo economico e sociale dell’imprenditoria locale. Il partenariato fra ITS Logistica Puglia (con sede anche a Brindisi) e Confcommercio Brindisi, mira a rafforzare il legame fra formazione continua, cultura d’impresa e occupazione, attivando una macchina sinergica rivolta allo sviluppo del territorio insieme alle grandi professionalità presenti.

La “contract logistics” per diluire il carico della supply chain

Come abbiamo già ricordato in articoli precedenti pubblicati sul nostro blog, il 2020 ha avuto un impatto fortissimo sulla logistica mondiale (e italiana), mettendo a dura prova la tenuta del comparto. Se le cose sono andate per il meglio, lo si deve alla resilienza delle aziende di logistica e trasporti, che hanno dimostrato grande capacità di adattamento al “nuovo” mercato. Un articolo di “Linkeista” titolato La grande svolta della logistica 4.0 ci è di aiuto per comprendere la reazione della logistica alla pandemia di Covid-19.

 

 

Secondo Marco Melacini, responsabile dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” della School of Management del Politecnico di Milano: <<le imprese della logistica hanno reagito positivamente all’emergenza, grazie alla capacità dei manager di riconfigurare velocemente le reti di distribuzione e alla condivisione di asset lungo la filiera>>. E ancora, per il direttore dell’Osservatorio, Damiano Frosi: <<la capacità di prendere decisioni e implementarle in tempi rapidi, la flessibilità operativa e strategica, la capacità di collaborazione fra gli attori dei diversi stadi della filiera e tra committente e fornitore di servizi logistico>>.

 

 

La ricetta vincente portata avanti dai manager della logistica e da tutti i lavoratori del comparto, ha avuto come ingredienti principali velocità nel prendere le decisioni e massima efficienza nell’applicarle. Gestire dei flussi così “disordinati” rispetto al solito, è significato dover puntare al massimo su trasporto intermodale, intralogistica e outsourcing.

 

 

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, nel nostro ambito di riferimento si può più precisamente parlare di “contract logistics”, ovvero quella branca della logistica che si occupa dell’esternalizzazione di parte o tutti i processi relativi alla supply chain per l’ottimizzazione della stessa. In altre parole quando il retailer si è ritrovato con la saracinesca abbassata a causa delle norme anti-covid, non ha potuto che rivolgersi a vettori, logistici e spedizionieri per poter raggiungere quanti più clienti possibile.

I benefici della contract logistics sono principalmente tre: la riduzione dei costi di gestione per l’azienda che si avvale di outsourcing, la possibilità per la stessa di avere a disposizione le competenze professionali di lavoratori specializzati e il conseguente aumento dei livelli di performance.

 

 

Accanto all’intermodalità e alla digitalizzazione del settore attraverso tecnologie internet of things, la contract logistics rappresenta l’asso nella manica per permettere a molte aziende italiane di migliorare i margini di profitto anche in un momento storico così complesso.

ITS Logistica Puglia all’evento finale del Project Ports

L’11 dicembre si è tenuto l’evento finale del Project Ports, un’esperienza alla quale ITS Logistica Puglia ha partecipato come lead partner al fine di migliorare le rotte commerciali che collegano le coste pugliesi a quelle albanesi e montenegrine. L’esperienza progettuale ha goduto della collaborazione di importanti figure provenienti dalle tre aree geografiche. Insieme a ITS Logistica Puglia, infatti, hanno preso parte al programma di ricerca Programma Sviluppo, Politecnico Di Bari, Instituti Trasnportit, Univerzitet Crne Gore e Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto.

 

Nel rispetto delle normative anti-covid, il meeting al quale hanno partecipato tutti i rappresentanti degli enti coinvolti si è tenuto online (clicca qui per vedere la registrazione della diretta). Per l’occasione sono intervenuti anche Sergio Prete (Presidente dell’Autorità di Rete Portuale del Mar Ionio), Serena Kovaci (Rappresentante dell’Autorità Portuale di Durazzo) e Maja Danilovic (Rappresentante dell’autorità portuale di Kotor).

 

I lavori sono stati introdotti dal Presidente dell’Istituto Tecnico Superiore per la Logistica Puglia, Silvio Busico, che ha esposto i risultati raggiunti dal Project Ports: <<Abbiamo analizzato le esigenze degli stakeholders per capire come soddisfare al meglio il fabbisogno costiero in termini di investimenti pubblici e di competenze richieste dal mercato. Siamo riusciti a realizzare un laboratorio di ricerca internazionale per studiare le nuove forme di trasporto integrato fra i porti di Taranto, Kotor e Durazzo>>.

 

Gli sviluppi del Project Ports sono emersi grazie alla virtuosa collaborazione fra i partner, proseguita nonostante le difficoltà imposte dalla normativa anti-covid. Così ha proseguito Silvio Busico: <<Abbiamo condiviso le migliori pratiche, producendo contenuti anche durante webinar online. Più di ogni altra cosa abbiamo creato un grande network internazionale con partner e stakeholder per rendere più sostenibile il trasporto nell’area ionica e adriatica>>.

Il 2021 sarà l’anno d’oro della logistica

Il 2020 è stato un anno a dir poco delicato per la tenuta del comparto logistica, ma volge al termine lasciando intendere i migliori auspici per il 2021. Infatti, grazie alla resilienza della logistica nell’anno della pandemia, gli stakeholders stanno guardando al settore con un certo interesse motivato dalle opportunità da saper cogliere in materia di immobili e retail dell’alimentare.

 

Nell’articolo 2021 ancora anno della logistica. Bene anche residenziale specializzato pubblicato da “La Mia Finanza”, leggiamo che: <<Il report Outlook 2021 di Savills IM intitolato “Building resilience in global real estate portfolios”, mette in evidenza che la logistica sta emergendo come un settore vincente e l’interesse da parte di operatori e investitori resterà alto. Molto bene anche il retail alimentare, che ha mostrato la sua resilienza durante il lockdown e si sta riorganizzando per andare incontro alle nuove tendenze di acquisto e consolidare ulteriormente la propria posizione. Infine, i settori appartenenti al residenziale specializzato stanno attirando l’attenzione degli investitori grazie ai favorevoli fondamentali di lungo periodo>>.

 

Della logistica legata all’immobiliare ci siamo già occupati nell’articolo Rivoluzione e-commerce, cambia anche la city logistics dove raccontiamo il passaggio dai magazzini agli hub, ma per quanto riguarda la logistica in senso stretto, si può dire che essa rimarrà l’asset principale al quale punteranno gli investitori nel 2021.

 

Ciò accadrà perché l’Italia del centro-sud si vede sguarnita di hub e magazzini di ultima generazione: la last mile logistics è la direttrice sulla quale sta imparando a muoversi il mercato immobiliare della logistica. Accorciare i tempi della supply chain può determinare la fortuna di un’azienda rispetto a un’altra, e richiede non solo spazi adeguati ma anche elevate competenze, come quelle che ITS Logistica Puglia trasmette ai suoi corsisti, futuri Tecnici Superiori della Logistica. Anche la logistica del freddo sta risalendo la china a causa delle nuove esigenze emerse in materia vaccinale, e il settore alimentare vede una forte crescita delle grandi catene.

 

Portafogli alla mano, il 2021 sarà un grande anno per gli stakeholders che vorranno scommettere sul futuro offerto dalla logistica delle tecnologie di Industria 4.0.

“Green Logistics”, realtà o solo leggenda?

È in punta di giornale, nei titoli più importanti e sulla bocca della politica: si chiama “Green Logistics”, ed è il modello logistico-economico volto a rispettare l’ambiente aumentando, al contempo, l’efficienza degli scambi commerciali e del trasporto di merci e persone. Il nome è di per sé uno slogan che ci porta a immaginare una cascata di foglie verdi e rigogliose capaci di seppellire lo smog metropolitano, ma è inutile ometterlo: quello della Green Logistics è un percorso doveroso ma complesso. La supply chain del prossimo decennio è destinata a subire repentini cambi di rotta al fine di ridurre l’inquinamento atmosferico, e lo farà seguendo diverse direzioni. Ad esempio utilizzando combustibili ecologici o molto meno dannosi per l’ambiente, oppure ottimizzando ancor più finemente l’intermodalità, presupposto logico della sostenibilità ambientale.

Nell’articolo Green Logistics: esiste davvero una logistica sostenibile? pubblicato da “Vita” leggiamo che 13 associazioni del comparto logistica hanno redatto un documento programmatico. Nella “Carta di Padova” leggiamo: <<I firmatari della Carta intendono promuovere azioni concrete a medio e lungo termine su quattro pilastri: Formazione, cultura e comunicazione, Innovazione aperte e trasformazione digitale, Metriche e presupposti scientifici per la sostenibilità, Risorse e Governance>>. L’obiettivo del documento è quello di contribuire a <<[…] “diffondere il concetto e l’importanza di perseguire una logica circolare di economia”. […] Un’efficienza, prosegue la Carta, “ricercata anche in situazioni emergenziali – come quella recentemente affrontata a causa della pandemia da COVID- 19 – che ha ulteriormente sottolineato l’importanza di avere a disposizione un sistema resiliente”>>.

 

Noi di ITS Logistica Puglia ci occupiamo proprio di logistica sostenibile e per noi non è una novità prender parte a progetti in materia di mobilità sostenibile. Ad esempio come lead partner dell’Interreg “Project Ports” stiamo tracciando le rotte delle future “autostrade del mare” fra l’Adriatico e i Balcani, in collaborazione con importanti enti fra cui il “Politecnico di Bari” che si è occupato della definizione del modello matematico di riferimento.

 

La presenza di Alis (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile) all’interno della nostra fondazione ITS, ci permette di stare accanto a un cluster di aziende che fanno sempre più attenzione all’impatto ambientale da esse generato. L’associazione nasce proprio con l’obiettivo di trasformare i bei principi della green ecoomy in realtà quotidiane.

 

Per rispondere alla domanda del titolo: la Green Logistics è realtà, ma non in quanto istituzionalizzata come tale. Piuttosto, la sostenibilità ambientale della supply chain sarà realtà grazie al dispendioso lavoro portato avanti dalle tante aziende logistiche e dalle associazioni di categoria che credono in un futuro migliore per l’economia e per l’ambiente.

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