La logistica del Mezzogiorno cresce nonostante il Covid

Strano ma vero: la pandemia, con tutti i suoi strascichi negativi, non è riuscita a fermare gli investimenti nel settore della logistica. Anzi, a Sud nell’ultimo periodo i flussi logistici hanno visto una crescita tale da poter suggellare il Mezzogiorno come piattaforma logistica del Mediterraneo. Di questo parla l’articolo de “Il Sole 24 Ore” Il Covid non frena la logistica. Gli investimenti restano al palo.
L’occasione è ghiotta per gli stakeholders, ma la logistica dell’Italia meridionale potrà brillare, incontrastata, soltanto dopo l’avvio delle ZES (Zone Economiche Speciali), ovvero porzioni di territorio che per interesse strategico nazionale adottano una legislazione economica più vantaggiosa per gli investitori, come quella Adriatica Interregionale Puglia-Molise e quella Ionica Interregionale Puglia-Basilicata.

 

Nell’articolo compaiono, quindi, le cifre positive di Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia. Con particolare riferimento al Tacco, da sempre al centro degli scambi commerciali come imprescindibile crocevia del Vecchio Continente, leggiamo: <<A ridosso e al servizio dell’agglomerato industriale di Bari Modugno, a 5 kilometri da porto e a 3 dall’aeroporto, l’interporto del capoluogo regionale è saturo. Ed il suo raddoppio, con investimenti che Davide Degennaro, direttore di Interporto spa, stima in 150 milioni, con fondi anche comunitari, è al palo da 6 anni: per i tanti operatori della logistica in lista di attesa bisognerà attendere il 2021, quando il contenzioso approderà in Cassazione. Operativo dal 2009, su di un’area di 470.000 mq, costo 112 milioni, nell’interporto sono attivi quasi 70 operatori e circa 3000 addetti diretti, con un movimento certificato annuo di quasi 60.000 Teu in container>>.

 

A questo si aggiungano le mire che colossi internazionali della logistica hanno sul Porto di Taranto e la già avviata portualità degli altri capoluoghi costieri pugliesi. Ma anche le grandi opportunità offerte dal settore agroalimentare ed enogastronomico e la blue economy sono fattori che contribuiscono ad accrescere il valore logistico della Puglia. Per questo territorio la grande sfida attuale sta proprio nel migliorare la retroportualità su modelli di economia circolare, guardando ai collegamenti interni come snodo essenziale per il ping pong fra la sponda Adriatica e quella Ionica. La direzione programmatica è già questa e la Puglia, sfruttando al meglio le sue caratteristiche naturali a fini logistici, porterà ricadute economiche sul territorio di enorme rilievo.

La logistica 4.0 per la filiera agroalimentare del futuro

Il consumo dei terreni da coltura, il surriscaldamento globale e lo spettro della possibile scarsità d’acqua, sono variabili che concorrono a modificare le tecniche di agricoltura e la filiera dell’agroalimentare, al fine di promuovere benessere per le persone, per il territorio e per l’ambiente.

La svolta arriva con l’applicazione delle tecnologie di Industria 4.0 come Internet of Things (IoT) e Artificial Intelligence (AI) al mondo dell’agronomia: scordiamoci l’immagine del contadino chino a zappare sotto il sole cocente, perché fra qualche decennio sarà soltanto un vecchio ricordo di un mondo perduto. Così come lo spreco d’acqua, il caporalato e gli attacchi patogeni massivi saranno fenomeni sempre più radi, in quanto maggiormente controllabili e contrastabili: tutto grazie alla Precision Agriculture (PA), che giocherà un ruolo centrale anche in fatto di sostenibilità della filiera agroalimentare.

 

 

A dire la verità sistemi di agricoltura intelligente sono già presenti in altri Paesi (la California in capo a tutti), già da tantissimi anni. Nel nostro Paese ci stiamo affacciando proprio adesso a questi nuovi modelli produttivi, aprendo grandi chance lavorative per i futuri Tecnici Superiori per la Logistica Agroalimentare 4.0 come quelli che formeremo presso la nostra sede di Brindisi nei prossimi due anni. In Puglia solo il 2% delle aziende agricole sfrutta tecnologie avanzate: ciò significa che il 98% delle imprese, nei prossimi anni, non potrà che adeguarsi all’agricoltura 4.0 per poter competere sul mercato, e per questo avrà bisogno di adeguate figure professionali.

 

 

In cosa consistono queste tecniche di coltivazione? Se tradizionalmente l’agricoltore irriga, fertilizza o fertirriga l’intera coltivazione, con l’agricoltura di precisione vengono ottimizzati gli input agronomici, utilizzando tecnologie come i sensori (un tempo esosi ma oggi alla portata di tutti). Nella PA si dispiega sul campo da coltura una rete neurale di sensori che misurano temperatura, umidità, presenza di determinate sostanze, ecc. Tali variabili sono riportate a un sistema centrale DSS (Decision Support System), che al suo interno ha dei modelli matematici di ottimizzazione basati su algoritmi di AI. Grazie a questi modelli è possibile analizzare in tempo reale tutti i dati, dal meteo ai dati storici ad esempio, e in base a questi il sistema sceglie dove irrigare, fertilizzare o fertirrigare a seconda delle disomogeneità del terreno, che vengono così “georeferenziate”. A questo punto può entrare in gioco l’IoT, lasciando agire autonomamente il sistema che apre e chiude le valvole dei sistemi di irrigazione e fertilizzazione, oppure viene rimessa la decisione finale al contadino o all’agronomo.

 

Nella PA è possibile utilizzare anche droni muniti di camere iperspettrali in grado di lavorare su bande di frequenza molto profonde, estraendo dalla parte aerea delle piante tutti i dati utili all’ottimizzazione della coltivazione. Allo stesso modo si utilizzano queste tecnologie per prevenire o curare attacchi patologici che potrebbero interessare le colture.

 

Se vuoi saperne di più clicca qui e guarda il video dove spieghiamo dettagliatamente le opportunità offerte dalla filiera agroalimentare 4.0.

Gli acquisti dal divano di casa modificano la warehouse logistics

Nessuno l’avrebbe pensato a marzo scorso, quando in piena crisi sanitaria gli Italiani hanno dovuto barricarsi in casa in attesa che le cose migliorassero, ma la pandemia di Covid-19 è riuscita a sospingere un settore che in tanti altri Paesi era già decollato da tempo: l’e-commerce. Quest’argomento l’abbiamo già trattato nell’articolo Il Covid fa volare l’e-commerce che cambia le “regole” della logistica.

 

Lo spunto di riflessione per questo pezzo, invece, proviene dall’articolo recentemente pubblicato da “Il Sole 24 Ore”, La logistica vola e punta a riqualificare complessi già esistenti.
Alla mutazione delle abitudini dei consumatori italiani durante il lockdown, è corrisposta sin da subito l’accelerazione di un trend di crescita nel comparto logistico già in atto da alcuni anni. Nel 2020 i contratti di affitto per locali logistici sono aumentati del 13% rispetto all’anno precedente, con un aumento dei volumi mobilitati pari al 69%.

 

Questa crescita esponenziale degli acquisti on-line ha cambiato le regole del retail, e con esse la prassi seguita dalle aziende stesse. La conseguenza della nascita di 1,3 milioni di nuovi acquirenti virtuali (web shopper) è facilmente intuibile: la warehouse logistics si sta spostando sempre più verso i centri urbani. Citando l’articolo: <<[…] l’ultima frontiera della logistica, che scalda gli animi degli investitori, è rappresentata dai piccoli spazi centrali, che possano fungere da ultimo magazzino vicino ai luoghi di consegna. Si tratta di magazzini in città, all’interno delle tangenziali, solitamente frutto della riconversione di immobili sfitti o inutilizzati e con attuale destinazione d’uso differente, come per esempio cinema, teatri, parcheggi e così via>>.

 

Questa notizia fa ambo con l’internalizzazione della logistica da parte dei retailer, che tendono sempre più a gestire l’esecuzione del processo di consegna integrandosi verticalmente, beneficiando del recupero del controllo di processo. Il sistema che va delineandosi, quindi, ha carattere di sostenibilità ambientale molto alto, specie perché non richiede l’edificazione di nuove strutture traendo vantaggio da quelle in disuso.

 

Una logistica che fa bene a tutti, quindi: dal cittadino che vede i suoi ordini evasi in meno tempo al lavoratore della logistica che opera in un ambiente più vicino e confortevole; dall’arricchimento delle aziende alla risalita di un mercato immobiliare in affanno.

L’alta formazione logistica come locomotiva del mondo post Covid

Per quanto possa apparire controtendenza, è proprio in periodi storici come questo che avvengono grandi mutamenti nel mercato del lavoro. A dire il vero la pandemia non ha fatto altro che velocizzare alcuni processi già naturalmente avviati: si pensi allo smart working, alla didattica e alla formazione a distanza o alle digtal skills sempre più richieste dalle aziende.

L’emergenza Coronavirus ha rimesso l’umanità di fronte a una condizione nella quale doversi ingegnare per poter continuare a vivere nonostante le restrizioni promosse dai governi di tutto il mondo al fine di contrastare l’atteggiamento pandemico del virus. Grazie alla tecnologia e alla resilienza che sta dimostrando l’umanità, il domani sarà un posto migliore. Rispetto ai grandi avvenimenti storici che hanno segnato gli ultimi cinquant’anni (come il crollo del Muro di Berlino o gli attentati dell’11 settembre), la pandemia non influirà sul processo di globalizzazione quanto sulle sue strategie attuative. In altre parole: il mondo, interconnesso com’è oggi, sta riuscendo ad attraversare questa fase delicata a schiena dritta, prevalentemente grazie alla logistica. Per questo il mondo post-covid ripartirà, per forza di cose, dalla logistica: se il mondo di ieri era già connesso, quello di domani dovrà permettere a queste connessioni di operare efficientemente secondo le variabili di tempo, qualità, quantità e sostenibilità ambientale. Invero, la logistica veste già i panni di locomotiva dell’economia globale…

 

Non possiamo che esserne orgogliosi qui all’ITS Logistica Puglia, dove non abbiamo mai interrotto l’erogazione dei nostri corsi di alta formazione per Tecnici Superiori della Logistica, toccando con mano gli avvenimenti di questa fase storica grazie alla nostra rete d’imprese nel settore logistica e trasporti, e anche in forza della nostra consolidata esperienza con Alis (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile) in qualità di socio partecipante della nostra fondazione. La logistica, quindi, ha bisogno oggi più che mai di tecnici preparatissimi e che siano in grado di gestire la supply chain nella sua complessità, proprio come tutti i giovani che decidono di affidarsi al nostro Istituto Tecnico Superiore, preparandosi al mondo del lavoro in soli due anni. A testimonianza di ciò, l’articolo La sfida della logistica 4.0: formare le competenze digitali pubblicato da “Il Sole 24 Ore” riesce a fornire una sorta di testimonianza indiretta rispetto alla mission del nostro ITS, cioè formare personale d’avanguardia per le aziende di settore che sono e saranno protagoniste della rivoluzione digitale.

Secondo TTL (Think Tank della Logistica) ad oggi in Italia c’è una grave carenza di personale qualificato, ovvero le aziende che vogliono innovare il proprio business si scontrano con una realtà poco piacevole: mancano i tecnici con le giuste competenze digitali. Stiamo parlando di un comparto economico che muove il 9% del Pil nazionale, e mai come oggi appare necessaria una seria riflessione sulle azioni che l’apparato statale deve promuovere al fine di sostenere la logistica. Leggiamo nell’articolo: <<L’ampliamento della sfera di competenza dell’attività logistica, spingerà quest’ultima a gestire un flusso fisico e informativo sempre maggiore, dal quale ricavare i dati necessari alla corretta ottimizzazione del lavoro. E qui entra in gioco la componente decisiva dell’intero processo: le risorse umane. La logistica del futuro sarà una continua interazione dinamica, uno scambio di informazioni bidirezionale, che metterà in connessione tutta la catena logistica. Il logistico 4.0 non potrà prescindere da conoscenze informatiche e digitali, strumenti che svolgeranno un ruolo sempre più centrale. Tutto questo determinerà la necessità di un adeguamento delle competenze dei lavoratori. L’aspetto più importante sarà possedere le skill digitali adeguate al nuovo contesto, che saranno prerequisito necessario per poter svolgere un numero sempre più ampio di mansioni.>>

Come ITS giochiamo la nostra partita fornendo le competenze del futuro ai giovani iscritti che scelgono di formarsi insieme a noi.

Nuovo protocollo d’intesa fra ITS Logistica Puglia e GAL “Terre del Primitivo”

ITS Logistica Puglia ha da poco sottoscritto un protocollo d’intesa con GAL “Terre del Primitivo”. Questo Gruppo d’Azione Locale è impegnato da tanti anni nella divulgazione della cultura identitaria di tutti quei Comuni legati dalla produzione del vino Primitivo, cioè Manduria, Avetrana, Lizzano, Maruggio, Torricella, Sava, San Marzano di San Giuseppe, Fragagnano, Erchie, Oria, Torre Santa Susanna, insieme al suo cluster di aziende. Con il corso di Tecnico Superiore per la Logistica Agroalimentare 4.0 in partenza presso la sede di Brindisi di ITS Logistica Puglia, formeremo i Tecnici Superiori specializzati nella logistica della filiera agricola, contribuendo a valorizzare le potenzialità di un territorio noto per la coltura di uno dei vitigni più stimati al mondo.

Nuovo protocollo d’intesa fra ITS Logistica Puglia e “CIA Puglia”

ITS Logistica Puglia ha da poco sottoscritto un protocollo d’intesa con CIA Puglia. La Confederazione Italiana Agricoltori è una delle più importanti organizzazioni di categoria presenti in Europa, che si occupa principalmente di tutelare gli interessi di imprenditori agricoli, senza mai perdere di vista i grandi temi dell’agricoltura sostenibile e biologica, e della tutela e valorizzazione di ambiente, agriturismo, biodiversità, energie pulite, ecc. Con il corso di Tecnico Superiore per la Logistica Agroalimentare 4.0 in partenza presso la sede di Brindisi di ITS Logistica Puglia, formeremo i Tecnici Superiori specializzati nella logistica della filiera agricola, migliorando la qualità del lavoro in questo settore fondamentale per il Mezzogiorno e l’Italia intera.

Le politiche industriali per la logistica sostenibile

Come tutti sappiamo, quest’anno il mondo intero si è trovato a dover fare i conti con le difficoltà organizzative causate dalla pandemia di Covid-19. In questo contesto, la logistica non solo ha dovuto continuare a marciare nonostante i repentini mutamenti dei protocolli e le criticità dovute al contagio, ma si è anche fatta carico di superare la crisi potendo contare – almeno in un primo momento – esclusivamente sulle proprie forze.

 

Il Governo è poi intervenuto con il Decreto Semplificazioni, che attraverso la digitalizzazione della logistica, favorisce la fluidità dei rapporti commerciali, soffermandosi fortemente sull’istituzione delle ZLS (Zone Logistiche Semplificate). Ne parla in maniera esaustiva “Fasi” nell’articolo Decreto semplificazioni: le misure per logistica e trasporti, spiegando che <<L’articolo 48-quinquies del decreto Semplificazioni prevede disposizioni in materia di Zone Logistiche Semplificate, la cui istituzione è diretta a favorire la creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo di nuovi investimenti nelle aree portuali delle regioni in cui non si applicano le disposizioni concernenti le Zone economiche speciali. A differenza di quanto previsto finora, il dl Semplificazioni autorizza l’istituzione di una seconda ZLS qualora in una regione ricadano più Autorità di sistema portuale, e nell’ambito di una di tali Autorità ricadano scali siti in regioni differenti. In queste nuove ZLS non si applicano le agevolazioni relative al credito d’imposta per le imprese che investono nelle Zone Economiche Speciali commisurato ai costi dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022>>. Nel Decreto Semplificazioni non mancano riferimenti alla sicurezza di strutture e infrastrutture della logistica, come ponti, autostrade, viadotti, ecc.

 

Sempre per quanto riguarda i grandi temi e il futuro delle politiche industriali da attuare nella logistica, si consiglia la lettura di Think Tank della Logistica, Recovery Fund grande occasione per innovare la logistica italiana di “Trasportale”, il quale individua nei miliardi stanziati per l’emergenza da parte dell’Unione Europea, l’opportunità per garantire e innovare la logistica italiana. Queste le proposte emerse dal confronto di TTL: <<[…] la piena efficienza della Piattaforma Logistica Nazionale Digitale, l’avvio sul territorio italiano della sperimentazione del platooning, dei veicoli a guida autonoma e delle smart road, l’aumento della capacità dei porti, investimenti sul cargo ferroviario che consentano di incrementarne i flussi, una dotazione terminalistica adeguata, strumenti premiali per lo shift modale, sburocratizzazione e digitalizzazione dei servizi amministrativi, incentivi per gli investimenti sostenibili, interventi infrastrutturali più veloci con il modello Genova, la creazione di un archivio nazionale delle strade per colmare un gap informativo, ma anche per programmare una manutenzione più attenta della rete stradale esistente. Non ultimo, un’accelerazione sull’obbligo di condivisione dei dati sulla mobilità, una vera e propria base per lo sviluppo dell’informazione e la digitalizzazione dei flussi logistici>>.

Oltre a questo, come si può leggere nell’intervista pubblicata su “Corriere della Sera” a Ennio Cascetta, presidente di Ram- Logistica, Infrastrutture e Trasporti spa (società del Mit) <<Logistica, serve la politica industriale. La consegna delle merci? Servizio Pubblico>>: <<[…] le infrastrutture sono una priorità, ma attenti a perdere di vista che è necessaria una politica industriale per la logistica sostenibile. Serve una visione che ci consenta di affrontare la questione in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale. E possiamo farlo. Durante l’emergenza abbiamo scoperto che non è una cosa astratta ma che fonda la vita stessa della nostra società>>.

In armonia con l'”Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, quando oggi si parla di logistica lo si fa inscindibilmente dal carattere di sostenibilità ambientale che la caratterizzerà per l’avvenire. Secondo “Trieste All News” le opportunità della Green Logistics sono tante, come spiegato in Logistica, il futuro è Green: la riconversione verde, opportunità e necessità.

Lo stesso smart working, se adeguatamente implementato, può dare giovamento all’ambiente senza pesare sulle relazioni interpersonali e sulla qualità del lavoro, come si può leggere in Mobilità sostenibile in Italia: l’impatto del coronavirus e il distacco dall’Europa de “Il Sole 24 Ore”: <<“Il primo tema è ripensare gli spostamenti all’interno delle città – spiega Stefano Clerici –. Un’idea per appiattire la curva del traffico sarebbe quella di prevedere ingressi e uscite dai luoghi di lavoro con orari differenziati” in modo da spalmare il traffico riducendo i picchi (che poi significano rallentamenti, ingorghi, maggiore inquinamento)>>.

Per concludere, Mobilità sostenibile: 5 trend che faranno la differenza di “Techeconomy 2030” ci aiuta a comprendere in maniera schematica le tendenze di settore, soffermandosi su cinque direttrici: guida autonoma, 5G, auto elettriche, sharing mobility e micromobilità. Guardare alla mobilità del futuro è utile, innanzitutto, a migliorare i problemi attuali della city logistics. Fortunatamente la tecnologia viene in nostro soccorso, ma spetta anche a noi imparare a guardare avanti. Come ITS Logistica Puglia per la mobilità sostenibile, siamo impegnati da anni nella formazione di Tecnici Superiori della Logistica con le competenze per poter partecipare alla fase di cambiamento che questo comparto economico ha già iniziato ad attraversare.

L’importanza strategica di una buona logistica sanitaria

Quando si parla di logistica si fa riferimento a un complesso di azioni che, in maniera coordinata, servono a risolvere problemi complessi riguardo la movimentazione di beni e persone. La prima traccia di logistica nella storia si ravvede nella meticolosa organizzazione militare ad opera del condottiero Alessandro Magno, grazie alla quale il Re di Macedonia riuscì a sconfiggere gli eserciti nemici. Nonostante questa materia sia nata per motivi bellici, nei secoli la sua applicazione si è fatta strada sino a diventare determinante nell’economia globale e finanche nella quotidianità dei cittadini.

 

 

In questo periodo storico così difficile a causa della pandemia di Covid-19, tuttavia, abbiamo dovuto fare i conti con una carenza di capacità logistica da parte dei sistemi sanitari di tantissimi Paesi al mondo, Italia inclusa. Il motivo in forza del quale molti governi hanno deciso di imporre lockdown, quarantene, coprifuochi e – più genericamente – limitazioni alla libertà personale, risiede nel fatto che la logistica sanitaria non era assolutamente pronta ad assorbire un numero così elevato di pazienti gravemente sintomatici. Ciò a conferma del fatto che un buon Sistema Sanitario Nazionale, per poter funzionare, non ha solamente bisogno di medici preparati e strutture attrezzate: serve una meticolosa organizzazione della filiera, esattamente come se si trattasse di una qualsiasi altra azienda. Non che stiamo scoprendo oggi la logistica sanitaria, ma di sicuro è proprio adesso che nasce la necessità di rimetterla al centro della pubblica amministrazione.

 

 

L’articolo Logistica sanitaria: perché è diventata una priorità di “Industry 4 Business” riesce a fornirci una spiegazione soddisfacente di logistica sanitaria e del modo in cui questa deve trovare attuazione. Innanzitutto, si deve prendere in considerazione la logistica dei beni sanitari come farmaci e apparecchiature, rispetto ai quali sarebbe facile pensare “più ce ne sono meglio è”. Ma, all’atto pratico, anche avere troppe scorte può rivelarsi sconveniente per la scadenza dei farmaci o l’obsolescenza delle apparecchiature, generando danni collaterali come l’intasamento degli spazi e l’eccessivo impegno finanziario da parte dell’azienda sanitaria, dal quale non potrebbe che discendere una perdita nel bilancio.

Detto ciò, non si può pensare che il magazzino centrale di una struttura sanitaria funzioni alla stregua di quello appartenente ad un’azienda che, per esempio, si occupa della distribuzione di componenti elettronici. Le specifiche esigenze delle merci stoccate, spesso, richiedono l’ausilio di celle frigorifere specifiche o locali appositi che rispondano a tutti i crismi di igiene. Anche nella distribuzione di farmaci e attrezzature vanno rispettate le medesime regole, così come nella gestione dei posti letto e del personale, affinché la filiera della logistica sanitaria possa dirsi compiuta. Per questo motivo è necessario tenere presente che devono esistere anche dei magazzini periferici collocati presso le strutture sanitarie, che rispondano alle medesime caratteristiche tecniche di quelli centrali. Infine, si può affermare che ai fini dell’ottimizzazione della catena, è necessario creare dei modelli sui quali strutturare i flussi inbound/outbound: ciò è possibile grazie al sapiente utilizzo delle “Operational Technology” per il monitoraggio continuo. La strutturazione del flusso informativo tramite l’“Information Technology” è la fase sulla quale deve concentrarsi la logistica sanitaria per poter garantire la maggiore fluidità possibile nello scambio di dati fra i diversi attori della filiera.

 

Anche quando si parla del tanto atteso vaccino contro il Covid-19, quindi, s’intende l’implementazione di una vera e propria supply chain, come esposto da “Trasporto Europa” nell’articolo Governo prepara Tavolo su logistica del vaccino Covid-19. Distribuire milioni di dosi di vaccino nel minor tempo possibile non sarà la sfida più facile che dovrà attraversare il mondo: l’Italia, dal canto suo, ha la ricchezza di poter contare su strutture sanitarie, farmacie e medici di base, attraverso i quali sarà possibile ottimizzare le vaccinazioni. Il Governo dovrà anche decidere da quali categorie di persone iniziare con la somministrazione del farmaco, se dagli anziani piuttosto che dai bambini, dagli insegnanti piuttosto che dalle forze armate e così via.

 

Ancora una volta osserviamo come la logistica possa essere determinante nella qualità della vita e nel benessere della collettività.

 

 

Il Covid fa volare l’e-commerce che cambia le “regole” della logistica

Fra settembre e ottobre la logistica ha fatto i conti con gli avvenimenti storici dei mesi precedenti, in riferimento alle mutazioni degli scambi commerciali dovute alla pandemia di Covid-19. In un lungo articolo pubblicato su “Data Manager” titolato Smart logistics, le sfide della logistica oltre la crisi viene approfonditamente descritta la traslazione di buona parte del mercato dai negozi fisici agli e-commerce. Al centro del discorso c’è soprattutto il valore che sta sempre più assumendo il capitale umano nei ruoli specifici richiesti dalla logistica. Per l’ottimizzazione della supply chain attraverso l’applicazione dell’IT, come ha affermato il sales account di Metisoft, Enrico Morselli: «[…] c’è bisogno di previsioni di vendita sempre più precise, unite al controllo delle giacenze lungo la rete sempre più integrate con la produzione e infine una supply chain estremamente flessibile, per rispondere in real-time ai cambiamenti. Si dirà che non è semplice, ma proviamo a riflettere su quali aree e quali classi tecnologiche presenti e future sono abilitanti all’innovazione a valore aggiunto, perché se l’innovazione non è vero investimento, è un gioco divertente, ma non ci aiuta ad essere competitivi. Una volta inquadrato il processo logistico-produttivo e come deve essere innovato con la tecnologia, queste sono le classi tecnologiche che Metisoft ritiene possano creare valore aggiunto all’interno del processo: automazione da campo sia produttiva sia intralogistica; integrazione tra le linee produttive, magazzini con ERP: demand forecast/planning; collaboration; cybersecurity; e-commerce; e-purchasing; social network. Ogni attore della rete, dopo aver raggiunto la sua ottimizzazione locale, può collaborare con i suoi partner di business con strumenti di extended collaboration, per condividere le informazioni e gestire in via preventiva e quotidiana la partnership».

Le nuove abitudini degli italiani sembra vadano verso una direzione univoca, orientata a mutare la catena di distribuzione stessa. Infatti, come si legge nell’articolo, tantissimi competitor stanno già iniziando a distaccarsi dalla tradizionale idea dei poli logistici, preferendo l’opportunità offerta dagli hub cittadini. Sempre in materia di last mile logistics interviene “Tutto Carrelli Elevatori” nell’articolo Logistica e Covid: il 42,2% delle aziende ha avuto criticità nella gestione delle merci.

 

Da segnalare anche La Logistica all’epoca del Covid di “Manager Italia”, L’e-commerce corre grazie al Covid e traina la logistica (Report) a cura di “Monitor Immobiliare”, L’ecommerce vola, la logistica prova a stargli dietro di “Air Cargo Italy”. Sempre in materia di e-commerce, “Uomini e Trasporti” si è domandato cosa debba fare la logistica per poter stare al passo con i tempi, esponendone le praticità nell’articolo Cosa pretende l’e-commerce da trasporto e logistica | K44 Risponde.

Sull’argomento si segnala, infine, L’impatto della Covid-19 sulla logistica secondo l’Inail a cura di “Trasporto Europa”. Strettamente legato alla logistica post-covid è anche il case history di Vodafone come azienda “future ready”, come spiega “Industry 4 Business” in Logistica: il futuro passa sempre più dall’utilizzo dei dati.

 

Per concludere, in maniera schematica e riassuntiva, “Tech Business” propone 7 tecnologie “quick win” per il settore logistico ai tempi del coronavirus, fornendo interessanti spunti di riflessione per poter limitare i danni e riuscire a trarre beneficio dal periodo difficile che le aziende stanno attraversando. Grazie a tecnologie come realtà aumentata, intelligenza artificiale, utilizzo dei big data e tante altre “accortezze”, la logistica può garantirsi di sopravvivere a qualsiasi emergenza.

Logistica e intermodalità sostenibile per contrastare il covid

Quando si parla di logistica oggi, non si può non pensare ai benefici che la stessa è in grado di riversare sulla collettività. Conosciamo benissimo l’importanza di una logistica sostenibile, che sia capace di guardare all’ambiente nell’occuparsi della movimentazione di merci e persone. Ma prima della pandemia di Covid-19 non era mai stato così evidente, nella storia contemporanea, di quanto la forza della logistica potesse avere impatto sulla sanità pubblica e su tutta la società in una fase di emergenza diversa dalla guerra.

 

Alis, l’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile, ha da poco pubblicato la ricerca “L’Impatto del Coronavirus sul Settore del Trasporto e della Logistica Sostenibile” della quale abbiamo ampiamente parlato in questo articolo. All’interno del documento che coinvolge più di 100 aziende parte del cluster Alis, c’è un capitolo dedicato alla ripartenza post-lockdown. È in questa sede che si analizza il ruolo centrale giocato dall’intermodalità durante i momenti difficili. Citando la ricerca: “Il tema dell’intermodalità […] è risultato determinante anche nell’analisi condotta sull’impatto del coronavirus, proprio come risposta alla pandemia e agli effetti che essa ha portato nel settore”.
Per questo motivo potenziare l’intermodalità in Italia significherebbe ridurre il gap nord-sud aumentando il trasporto su ferro, diminuire l’inquinamento attraverso il trasporto marittimo e abbattere i costi di trasporto. Ma, soprattutto, investire sull’intermodalità è sinonimo di green economy, poiché soltanto attraverso tale tecnica di trasporto si può ridurre drasticamente l’impatto ambientale generato dalla movimentazione di merci e persone.

 

Secondo la ricerca, al crescere della capacità logistica di un Paese diminuiscono i contagi da covid. Sono stati così presi in considerazione 6 parametri (infrastrutture, competitività marittima, dogane, tracking and tracing, tempi di logistica e competenze). In tal senso SRM ha elaborato i dati World Bank e Worldometers, attraverso i quali è possibile stimare una classifica di contagi per ogni milione di abitanti in rapporto alle performance logistiche di ogni Stato:

1) Germania (poco più di 2000 contagi)
2) Francia (circa 2500 contagi)
3) Olanda (quasi 3000 contagi)
4) Italia (quasi 4000 contagi)
5) Belgio (più di 5000 contagi)
6) Spagna (più di 6000 contagi)
7) Stati Uniti d’America (più di 8000 contagi)

 

Fra questi Paesi l’Italia è quello con Logistic Performance Index più basso, ma il caso della Germania conferma che “la logistica è uno strumento che conferisce al Paese […] resilienza e capacità di resistere”.
Il mondo della logistica, in Italia come all’estero, è alla continua ricerca di personale qualificato che sia in grado di gestire le complesse infrastrutture logistiche, analizzando i dati con la dovuta perizia. Per questo motivo già da tempo Alis è entrata a far parte della fondazione ITS Logistica Puglia, contribuendo alla formazione dei migliori talenti della logistica.

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