In arrivo la “Due Giorni” di Alis

Anche quest’anno Alis, Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile, scende in campo per la seconda edizione della sua “Due Giorni”, sulla scia positiva della kermesse 2019. L’evento, previsto per il 16 e 17 luglio 2020 presso l’Hilton Sorrento Palace, è di grande rilievo pratico per gli attori del comparto logistica, in quanto il tema di quest’anno è “La Ripresa per un’Italia in movimento”. Il riferimento è, chiaramente, agli importanti mutamenti avvenuti nel mondo dei trasporti e della logistica a causa della pandemia di Covid-19.

 

Da Sorrento, quindi, partiranno nuovi modelli e opportunità per la logistica del Paese, favorendo l’incontro e il confronto fra stakeholder, trasportatori ed esponenti del Governo, allo scopo di puntare i riflettori sull’agenda politica nazionale che deve, ora più che mai, mostrare attenzione per lo sviluppo dei trasporti e della logistica come strumenti per rilanciare l’economia italiana dopo l’emergenza sanitaria.

 

Già da molto tempo l’Istituto Tecnico Superiore per la Logistica Puglia è entrato a far parte di Alis, misurandosi con le migliori realtà professionali presenti in Italia nel settore della logistica. Poter dialogare con le imprese di settore, ci permette di essere sempre un passo avanti, conoscendo sin dagli albori quali saranno le tendenze del mercato del lavoro e, quindi, garantendo ai nostri allievi piani formativi aggiornatissimi.

 

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La grande occasione della lockdown logistics

Come abbiamo raccontato in un precedente articolo pubblicato sul nostro blog, durante la lunga fase di lockdown causata dalla pandemia di Covid-19, il comparto logistica non si è fermato neanche per un istante. Anzi, oltre a continuare imperterrito la sua marcia, ha dovuto fare i conti con le numerose e non sempre agevoli novità riguardanti le misure di sicurezza relative a dispositivi di protezione individuale, distanziamento interpersonale, e sanificazione di ambienti, mezzi e merci.

 

La reazione del settore a questi cambiamenti, da sommare dalla diversificazione della domanda da parte dei consumatori, è stata quella giusta: la logistica ha fatto di necessità virtù, sfruttando il digital per evitare un picco negativo della filiera, riuscendo così a garantire la sostenibilità della supply chain.
Lo stato d’allerta nel quale si lavora ancora oggi, non fa altro che confermare la tendenza del settore ad orientarsi sempre più sull’automazione e sulla gestione in remoto. La logistica post-Covid19 non sarà la stessa di prima, o forse è meglio dire che la “lockdown logistics” non ha fatto altro che spingere l’acceleratore su dei processi tecnologici già avviati, come quelli dell’Internet of Things e dell’e-commerce. Anche lo stesso “smart working” al quale tanti italiani hanno dovuto adeguarsi in breve tempo, potrebbe influire sulle future specificazioni dell’attività lavorativa di molti analisti, gestori e tecnici del comparto logistica.

 

Rimanendo sulla linea generale, come anticipato poco fa, sono due le direttrici sulle quali si fonda la lockdown logistics:

Internet of Things, cioè quella branca della tecnica che permette agli oggetti di comunicare tra loro e di apprendere informazioni in via autonoma attraverso una connessione dati. Le applicazioni dell’IoT nella logistica avvengono principalmente in due step: il primo riguarda l’implementazione dei robot di nuova generazione, cioè macchine in grado di autogestirsi negli spostamenti e nelle azioni, che comprendono il trasporto, la pallettizzazione e la de-pallettizzazione dei colli, il pick and place, e tutto quello che può avvenire all’interno di un magazzino. Questi robot intelligenti acquisiscono e si scambiano a vicenda i dati che li circondano, come quelli relativi a spazio, peso, temperatura, quantità di lavoro da svolgere, ecc. Una tecnologia, quindi, che rappresenta il passo successivo rispetto agli Automated Guided Vehicle (AGV) e i cobot; i primi programmabili per la movimentazione dei colli e i secondi per le azioni sulle merci, ma ambedue troppo obsoleti per poter apprendere informazioni in una rete IoT. Meritano una menzione, in questa sede, anche i droni, che con grande probabilità, nei prossimi anni, vivranno un periodo di grande fortuna al di fuori dell’intralogistica. Il secondo step riguarda il warehouse management, segnatamente alla possibilità di costruire interi magazzini adottando tecnologie IoT. Così facendo, è possibile ridurre quasi a zero la presenza di esseri umani all’interno del magazzino (quindi le possibilità di contagio, per tornare all’origine del discorso), creando, tuttavia, nuovi posti di lavoro per tecnici con alte competenze nella branca dell’IoT applicato alla logistica e alla supply chain. Si tratta proprio di quelle professionalità formate ogni anno con passione da ITS Logistica Puglia, nell’ottica di rispondere alle esigenze imprenditoriali dell’Industria 4.0.

E-commerce, sarebbe a dire la possibilità, per un’azienda, di vendere anche o esclusivamente online i suoi prodotti, che essi siano beni o servizi. In questo senso molto conta l’esperienza di acquisto fornita al retail, non per forza riproducendo fedelmente le atmosfere del negozio fisico, ma ampliandole e profilandole in base alle soggettività che rappresentano la domanda e ai trend del momento. Durante il lockdown non solo sono aumentati gli acquisti online per ovviare alle chiusure delle attività commerciali, ma sono aumentati anche gli acquirenti, inserendo sul mercato online una nuova folla di clienti pronti a valutare l’offerta degli esercizi virtuali. Ormai qualsiasi impresa può decidere di investire su un proprio e-commerce o scegliere di appoggiarsi a una piattaforma preesistente come quelle dei grandi player del delivery, del fashion, dell’hi-tech, ecc., ma in un modo o nell’altro quest’aumento della domanda sta cambiando le carte in tavola in materia di magazzini. Infatti, molte aziende stanno investendo in nuovi hub più piccoli di quelli centrali, ma in grado di gestire più rapidamente la supply chain. Si tratta di un’importante novità per la last mile logistics, che così diventa nodo centrale dell’e-commerce, nell’ottica di riuscire a soddisfare il consumatore prima del concorrente. Da alcuni mesi si parla anche della possibilità di uno sviluppo del commercio “drive in”, ma le recenti esperienze non portano gli attori della logistica a voler scommettere tutto su questo metodo di vendita già attivo da molte decadi in settori come quello della ristorazione.

 

 

Seguendo queste due strade, il comparto logistica ha scongiurato un ulteriore crollo delle vendite a causa del distanziamento sociale e del generale attenuamento degli animal spirits, favorendo la commercializzazione dei prodotti attraverso modalità che rappresentano il futuro degli scambi mercatori a livello locale quanto internazionale.

 

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La logistica “green” è ricchezza per il territorio

Ci sono delle parole che rendono più di un’immagine, e spesso ciò accade a causa di un’associazione inconscia che il nostro cervello elabora rispetto a qualcosa, basandosi su vecchie conoscenze o giudizi precostituiti. Una di queste parole così evocative è “trasporto”, che nel suo significato racchiude millenni di storia, scambi commerciali e migrazioni di popoli.

 

Alla parola “trasporto”, rientrante nella più larga categoria della logistica, generalmente non viene associato un prato verde profumato dalle margherite, bensì una colonna di mezzi pesanti che emettono sostanze inquinanti su una strada occlusa dal traffico perenne. È vero; un tempo la logistica non si preoccupava delle tanto dibattute questioni ambientali oggi in punta di giornale, e non per disinteresse ma perché i temi dell’inquinamento sono materia nuova per la politica internazionale. Ciononostante, la logistica di adesso non è come quella di ieri: non si tratta più “soltanto” di camion che sbuffano gasolio attorno alle vie della città, anzi, la logistica si è fatta “green” elaborando modelli e studiando casi concreti per poter migliorare la qualità della vita, dell’ambiente e della salute, tanto dei lavoratori del comparto quanto dei cittadini, tutti. Queste grandi mutazioni stanno avvenendo sulla scia delle iniziative politiche succedutesi negli anni in seno all’Unione Europea, culminando nella nuova prospettiva dell’ “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” dell’ONU che si prepone di raggiungere i 17 SDGs (Sustainable Development Goals), allo scopo di far percorrere due vie parallele al benessere umano e alla salute dei sistemi naturali.

 

Lo sappiamo bene qui all’ITS Logistica Puglia, dove ci occupiamo di formare “supertecnici” specializzati nel campo della Mobilità Sostenibile già da molti anni: la logistica contemporanea migliora la vita delle persone. Le motivazioni sono molteplici:

– L’innovazione tecnologica, che permette ai mezzi di trasporto e alle infrastrutture di inquinare meno, sfruttando le tecnologie dell’Internet of Things e dell’automazione avanzata, rispondendo ai crismi portati in auge da Industria 4.0. Lo scopo dell’applicazione dei sistemi tecnologici alla logistica, è quello di ridurre e velocizzare il numero dei viaggi o degli spostamenti dei colli, di migliorare lo stoccaggio delle merci, di evitare le mansioni più pericolose agli esseri umani e, infine, di comprendere come sfruttare l’intermodalità al fine di ottimizzare la supply chain;
– La riduzione del traffico urbano tramite l’implementazione delle avanguardie in materia di city logistics e last mile logistics, dove vengono sempre preferiti mezzi ecologici alimentati con energie rinnovabili, ed automi in grado di autogestire i processi;
– La nascita delle new economy come l’economia circolare, dove la filiera prende la forma di un anello, partendo dal punto in cui termina e viceversa. Il porto di Rotterdam in Olanda ne è un esempio lampante, integrando nella sua filiera tutte quelle attività imprenditoriali che siano mirate a ridurre l’inquinamento, riciclare gli scarti, trarre e fornire supporto dalle altre aziende del gruppo, realizzando l’ideale della “reverse logistics”.
– Le ricadute economiche, calcolando che nel solo 2019 il comparto logistica è riuscito ad attrarre in Europa 11 miliardi di investimenti, di cui 1,4 solo in Italia, con il conseguente aumento dell’offerta di lavoro dedicata a operatori, tecnici e professionisti specializzati nel settore.

 

 

A sostegno dell’ultimo punto c’è uno studio della LIUC Business School in collaborazione con World Capital, che analizza come un impianto logistico possa effettivamente portare valore (economico) su un determinato territorio.
Il campione assunto dalla ricerca è di 250 stabilimenti della logistica di diversa natura, con valori medi viziati da una grande eterogeneità dei fattori demografici, lavorativi, di costo degli immobili o del canone di locazione, del numero dei dirigenti e dell’anzianità degli operatori, di grandezza dei poli e così via. Lo studio ha deciso di prendere come riferimento un modello tipo di 30mila mq sito in Veneto, con 75 operatori di cui il 34% di sesso femminile. Combinando i dati dell’età media dei lavoratori, la tipologia di mansioni ricoperte, i titoli di studio in possesso e il costo medio della locazione al mq, sommando a tutto ciò il valore del magazzino e detraendo i costi di gestione, vigilanza e pulizia, si è calcolato che questo stabilimento genera un valore economico diretto (sul medesimo territorio) di ben 4,1 milioni di euro all’anno, con un fatturato di 130 euro per metro quadro all’anno.

 

Per questo motivo investire sulla logistica è la scelta vincente: fa guadagnare tutti. Movimentare merci o passeggeri mirando agli ideali del “Green Deal” europeo significa sviluppo sostenibile per l’intera società, versando ricchezza sui territori senza dover sacrificare le biodiversità presenti in natura.

 

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ITS Logistica Puglia entra nel Distretto Logistico Pugliese

Che la Puglia sia una terra di grande vocazione commerciale lo dice la storia, con le tante testimonianze risalenti ai popoli del passato che scelsero il “tacco” della Penisola Italiana per la sua particolare forma e collocazione geografica; fattori capaci di tradurla nella piattaforma logistica naturale del Mediterraneo sino ai giorni nostri.

 

Sulla stessa intuizione si fonda l’attività messa in campo dal “Distretto Logistico Pugliese”, un aggregatore di imprese, centri di ricerca, università ed associazioni per lo sviluppo del settore, nell’ottica della promozione di una strategia progettuale che sia comune ai vari attori della logistica. Con 158 imprese, 3 università (Università degli Studi di Bari, Università del Salento e Politecnico di Bari), 2 centri di ricerca e 34 tra enti pubblici, associazioni sindacali e associazioni di categoria, il Distretto Logistico Pugliese si pone l’obiettivo di irrobustire la competitività, l’innovazione e, soprattutto, l’internazionalizzazione della Puglia come polo logistico di riferimento per i traffici del Mediterraneo. All’appello di questa cordata non poteva mancare la pronta collaborazione dell’Istituto Tecnico Superiore per la Logistica Puglia, operante nell’area strategica della “Mobilità Sostenibile”, e da anni impegnato nell’attività di alta formazione delle figure professionali in grado di implementare e gestire i processi logistici, rispettando i canoni delle Best Available Technologies (BAT) del comparto.

 

Pochi giorni fa il Comitato del Distretto Logistico Pugliese si è riunito in videoconference per approvare l’aggiornamento del suo Programma di Sviluppo strutturato in cinque macroprogetti, tutti finalizzati ad investire sulla crescita economica del territorio attraverso la cooperazione fra soggetti pubblici e privati. Un piano di lavoro in perfetta armonia con quella che è l’attenzione mostrata dalla Regione Puglia rispetto alle potenzialità espresse dai quasi 900 chilometri di costa divisi fra Ionio e Adriatico, senza dimenticare che oltre a poter vantare una forte base portuale, la Puglia si caratterizza per la sua predisposizione all’intermodalità, con una sempre più fitta rete di trasporti ferroviari, stradali e aeroportuali.
Una delle tante “fortune” della Puglia, è quella di poter osservare un privilegiato passaggio a Oriente attraverso i Balcani, consolidando i rapporti mercatori con i Paesi al di là dell’Adriatico sempre più vicini, in senso europeo, come Albania, Montenegro, Serbia e Macedonia del Nord.

 

Il Distretto Logistico Pugliese, quindi, non vuole far altro che capitalizzare le ricchezze naturali, industriali e professionali presenti da sempre, e oggi più che mai, in un territorio cosmopolita per natura: la Puglia in pieno stile glocal; quella piazza dove il mercato internazionale può incontrarsi in maniera più veloce ed efficiente che altrove. È per questo motivo che la stretta cooperazione proposta dal DLP fra formazione, impresa, parti sociali e pubblica amministrazione, può atteggiarsi a volano di enorme sviluppo economico con importanti ricadute, già nell’immediato, nel mercato del lavoro quanto in quello dell’imprenditorialità, sia a livello locale che comunitario.

Il ruolo del Demand Sensing nella logistica

Sapere prima dei propri competitors quali saranno i trend commerciali, è lo scopo di qualsiasi azienda intenzionata ad acquisire quote di mercato importanti in uno o più settori.
Ad intervenire in aiuto degli imprenditori è il cosiddetto “demand sensing”, cioè un mix di modelli matematici e analisi di mercato in grado di comprendere dove la domanda dei consumatori è orientata nel breve termine. In altre parole, le strategie commerciali vengono costruite sull’analisi dei dati acquisiti ogni giorno, per poter produrre o rifornire i propri magazzini delle merci di cui si prospetta la vendita. Ma di quali dati stiamo parlando? A dire il vero si tratta di valori molto eterogenei tra loro, ma tutti concorrenti a finalizzare la tendenza del comportamento della domanda di un determinato bene. Le variabili che concorrono alla strutturazione del demand sensing sono, ad esempio, le condizioni meteorologiche, la densità demografica, l’altitudine, il PIL, lo stipendio medio, la forma di governo di uno Stato, la quantità e la tipologia delle transazioni in moneta elettronica, l’orario dei pagamenti e degli acquisti, i comportamenti degli utenti dei social network e dei telespettatori, il numero dei lettori di libri e giornali per categoria editoriale o per genere letterario. Ma anche le ricerche su internet e, più in generale, le attività abitualmente svolte dai fruitori dei dispositivi della generazione “Internet of Things” come Alexa o Siri, che accumulano metadati preziosissimi ai fini del “customer profile” o, ancor più semplicemente, il tracciamento che avviene nel campo della mobilità tramite app e gps.

 

 

Dopo questa premessa è facile comprendere l’importanza del demand sensing nella supply chain: è solo dall’ottimizzazione di quest’ultima che può derivare un aumento dei guadagni e, quindi, la conseguente crescita della brand reputation di un’impresa. Tuttavia, non è per pura vanità che un’azienda decide di investire nell’analisi dei metadati, ma per migliorare l’intera filiera.
Il demand sensing può essere così riassunto in 5 punti:

Gestire al meglio il magazzino: le scorte di un prodotto disponibili in magazzino potrebbero essere allocate presso un target diverso da quello originariamente previsto;
Migliorare le previsioni “stagionali”: un determinato bene potrebbe non essere più “di moda” prima del previsto, o essere superato da una versione evoluta;
Cooperare con gli intermediari: i consumatori, spesso, acquistano tramite rivenditori e grazie ad una sinergia con questi ultimi è possibile formare delle previsioni di vendita più fedeli alla realtà;
Dimensionare correttamente le scorte: rischiare di avere troppa quantità di un bene e troppa poca quantità di un altro, può essere fatale per i ricavi;
Raccogliere lo storico dati: passato, presente e futuro devono fondersi per poter garantire, in output, dei dati quanto più fedeli alla realtà, come una vera e propria fotografia.

Una sapiente articolazione del demand sensing, quindi, è oggi la più grande finezza che un operatore della logistica possa applicare al business per aumentare gli utili societari di aziende che operano nella vendita di beni quanto di servizi.
Grazie all’innovativa didattica portata in aula da ITS Logistica Puglia, i nostri corsisti simulano sin da subito casi concreti della supply chain, dovendo fare i conti anche con la giusta applicazione del demand sensing; strumento ormai imprescindibile per l’impresa 4.0.

 

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Un nuovo protocollo d’intesa per ITS Logistica Puglia

Un nuova nuova e prestigiosa partnership rafforza il legame dell’ITS Logistica con il mondo produttivo, grazie a un protocollo d’intesa con Interporto della Toscana Centrale. Un sodalizio nato in seno ad “Alis”, l’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile alla quale aderiscono più di 1500 imprese in tutta Europa, e dove le due realtà protagoniste dell’accordo hanno avuto modo di conoscersi e scoprire gli obiettivi comuni nell’ambito dell’alta formazione.

 

La convenzione di durata triennale è in procinto di partire: un corsista della sede di Foggia dell’ITS Logistica Puglia sarà a breve impegnato in 600 ore di stage presso gli spazi del polo di Prato, dove verrà regolarmente seguito da un tutor. Ma la ricchezza dei protocolli siglati fra ITS e aziende è ulteriore, trascendendo l’idea “classica” di formazione riservata soltanto a chi per la prima volta si affaccia al mondo del lavoro. Infatti, i professionisti legati all’Interporto della Toscana Centrale diventeranno i formatori dei corsisti ITS Logistica Puglia, favorendo così la circolazione delle best practices e l’acquisizione di nuove competenze professionali. All’interno dei tanti protocolli conclusi da ITS Logistica Puglia, è altresì presente la possibilità per le aziende, e in questo caso per Interporto della Toscana Centrale, di avanzare nuove proposte progettuali prodromiche all’accrescimento delle skills del personale tramite lo strumento della cosiddetta “formazione aziendale”.
Questo modus operandi degli ITS, quindi, consente una formazione trilaterale:

 

1) I corsisti ITS imparano dalle aziende
2) I professionisti delle aziende insegnano ai corsisti ITS
3) Il personale delle aziende impara dai formatori ITS

 

Uno scambio, quindi, non solo di nozioni, esperienze e conoscenze, ma un circolo virtuoso capace di mettere in moto quel sistema chiamato “Industria 4.0”; la “Quarta Rivoluzione Industriale” che vuole mettere a sistema le aziende di oggi per traghettarle, come sta già accadendo, nel mondo digitale di domani.
L’obiettivo di ITS Logistica Puglia, insieme agli attori del comparto logistica come tutti quelli presenti nella preziosa associazione di categoria Alis, è quello di tenere insieme le migliori realtà professionali non soltanto per garantire una formazione d’eccellenza, ma soprattutto per accompagnare nel mondo del lavoro i neodiplomati ITS: figure essenziali per un’impresa che decide di formare i suoi futuri dipendenti secondo quelle che sono le maggiori prerogative del mercato globale. Ciò è possibile, soprattutto, grazie alle centinaia di ore di stage garantite a ogni corsista ITS Logistica Puglia in un’azienda di settore: questa parte del percorso formativo biennale è, di certo, quella che serve a mettere in comunicazione domanda e offerta di lavoro, superando il problema del “mismatch”, cioè della difficoltà per le aziende di reperire personale qualificato per specifiche mansioni, nonostante l’imponente platea di persone che cercano lavoro.

 

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La “ricetta” ITS: fra soft skills e materie STEM

Il mondo del lavoro non si accontenta più delle competenze specifiche “di settore” che un professionista o un tecnico deve avere per potersi definire tale. La velocità delle comunicazioni e l’immediatezza concessa dal digital, proiettano sempre più di sovente il lavoratore in realtà terze rispetto a quelle del tradizionale ufficio o della postazione così come concepita sino a pochi anni fa.
Per essere competitivi, quindi, oltre ad una vasta conoscenza della propria materia di lavoro, servono anche ulteriori attitudini e conoscenze. ITS Logistica Puglia si inserisce perfettamente all’interno delle logiche di sviluppo del capitale umano, al fine di formare dei tecnici superiori non soltanto competenti, ma anche estremamente concorrenziali sul mercato. Per questo i nostri corsisti, accanto alle materie tecniche “di indirizzo”, studiano anche come aprire la propria personalità e costruirne una solida, capace di supportare il carico professionale del domani.

 

Per quanto riguarda le attitudini, vengono subito in mente le “soft skills”, ormai indispensabili anche soltanto nella loro presentazione all’interno del CV. Queste competenze trasversali possono realmente garantire a un candidato di fare la differenza quando si propone per una determinata mansione lavorativa. Si tratta, quindi, di doti e abilità comunicative, di team-working e di prevenzione del “burnout” o, più generalmente, di gestione dello stress. La comunicazione, innanzitutto, è la base di ogni buon rapporto di lavoro non soltanto nell’ottica eminentemente verticale, ma anche in quella orizzontale, oppure nel confronto con i propri colleghi o nei contatti B2B e B2C che ci si può trovare a dover intrattenere nella quotidianità. Il lavoro di gruppo è una modalità sempre più utilizzata per poter valorizzare, al contempo, le doti della persona e gli asset aziendali: svolgere le proprie attribuzioni coordinandosi con gli altri non è sempre facile, ma serve a migliorare la produttività e la qualità della prestazione, nonché ad alimentare la crescita personale. Sulla gestione dello stress serve tanto esercizio accompagnato da una buona dose di pazienza, specie per i lavori psicologicamente usuranti che si svolgono principalmente “in emergenza”, ma ciò non significa che il rischio burnout resti automaticamente lontano dalle altre figure professionali. Altre importanti soft skills sono autonomia, autostima, capacità di aggiornamento, ma anche intraprendenza, problem solving e leadership. Senza mai dimenticare l’importanza delle lingue straniere e del confronto con realtà professionali e culturali diverse da quella di provenienza. ITS Logistica Puglia, infatti, partecipa al programma Erasmus+, permettendo ai suoi corsisti di ottenere un’esperienza di tirocinio all’estero e, perché no, di affacciarsi anche al mercato del lavoro internazionale.

 

Per quanto riguarda le conoscenze, invece, oggi appare indiscutibile la necessità di acquisire quelle relative alle materie “STEM” (acronimo di “Science, Technology, Engeneering, Mathematics”). Da qui nasce la risposta dei cosiddetti “supertecnici” che scelgono di seguire un percorso ITS: due anni di formazione intensiva con gran parte del monte ore dedicato ad attività di stage in azienda, applicando sin da subito la teoria alla pratica. Si potrebbe dire, quindi, che se da un lato le competenze STEM sono quelle più richieste dall’odierno mercato del lavoro, ancorché inscindibili dalle soft skills di cui si è parlato sopra, dall’altro i professionisti in possesso di tutti questi requisiti sono davvero pochi. Per questo motivo il dato dell’“occupabilità” a un anno dal diploma presso gli Istituti Tecnici Superiori è altissimo, superando l’80% dei casi.

 

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Ecco cosa significa essere un nostro corsista

Il mese prossimo migliaia di studenti in tutta Italia conseguiranno il diploma di scuola secondaria di secondo grado e, se non lo hanno già fatto, dovranno scegliere cosa fare nella vita. Cercare lavoro o continuare a studiare? Questo è il dilemma di molti diciottenni, che da un lato vorrebbero iniziare a maturare esperienza professionale e dall’altro avvertono l’esigenza di acquisire delle competenze ulteriori a quelle conseguite negli anni scolastici. L’innovativa offerta formativa degli ITS (Istituti Tecnici Superiori) tiene insieme queste due esigenze dei giovanissimi, sempre più proiettati ad un mondo del lavoro che naviga a velocità sostenuta, spesso tagliando fuori chi non è in possesso di specifiche abilità e attitudini. Applicare immediatamente la teoria alla pratica è la ricetta adottata dagli ITS per poter formare tecnici superiori in grado di affrontare anche le sfide più difficili del mondo del lavoro.

 

 

Riportiamo qui l’esperienza di Valerio Candida, un corsista dell’ITS Logistica Puglia attualmente iscritto al primo anno del corso di “Trasporto Intermodale 4.0”.

 

«Dal giorno in cui mi sono iscritto all’ITS Logistica Puglia sino ad oggi, abbiamo affrontato diverse unità formative tutte propedeutiche alla corretta comprensione dei meccanismi che muovono il mondo della logistica. Ho avuto il piacere di confrontarmi con diversi docenti provenienti direttamente dal mondo del lavoro: sembrerà una sottigliezza, ma così non è! Infatti, ognuno di loro è stato in grado di spiegare le materie in modo molto dettagliato, con una metodologia impeccabile, senza mai rendere la lezione noiosa e discostandola molto da quella “tradizionale” della scuola. Valore aggiunto sono stati i cosiddetti “tips and tricks” (trad. suggerimenti e trucchi), utili per futuri colloqui di lavoro o per comportamenti da adottare durante lo stage che inizieremo a breve e, più in generale, nel mondo del lavoro. Tra le tante materie studiate, personalmente posso annoverare fra le più costruttive quella della “supply chain” (trad. catena di distribuzione) tenuta dalla docente Gojkovic Bukvic Natasa. Premesso che io sono un neofita in materia, ho avuto modo di comprendere quanto complessa, ma altrettanto affascinante, sia la supply chain che riguarda le diverse attività logistiche delle aziende. Sono riuscito a interiorizzare una moltitudine di concetti che porterò per sempre nel mio bagaglio culturale.

A rendere tutto più facile, è stato il dover esaminare diversi casi aziendali concreti, che mi hanno permesso di entrare a fondo e di toccare con mano le nozioni teoriche studiate poco prima. In particolare, ho trovato molto interessante l’unità di apprendimento relativa alla “digital supply chain” (trad. catena di distribuzione digitale), tenuta dall’ingegnere Verardi Loredana. Nell’ambito di quest’esperienza ho utilizzato “Flexim”, un software di simulazione di eventi discreti di magazzino, processi industriali, supply chain, ecc. Questo programma è utilissimo nella realtà professionale e ITS Logistica Puglia è uno dei pochi enti di alta formazione a concederne il libero utilizzo ai corsisti.
Quindi, sulla base di queste buone esperienze avute sino ad ora, non posso che aspettarmi altrettante attività e materie utili alla buona riuscita del mio percorso formativo. Ad oggi le mie aspirazioni sono quelle di riuscire a continuare ad applicare le competenze che sto maturando giorno dopo giorno all’ITS, lavorando per una o più delle tante aziende di rilievo nel comparto logistica. Ma, soprattutto, grazie alle competenze professionali che sto pian piano acquisendo, ho capito che voglio continuare a formare la mia persona anche al di là di quello che sarà il mio percorso futuro all’interno dell’ITS. Ad oggi, insieme ai mie colleghi, stiamo affrontando un percorso impegnativo che spero possa concludersi nel migliore dei modi. Da parte mia c’è tutto l’impegno a dare il meglio.»

 

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Il futuro si chiama “mobilità sostenibile”

Logistica significa movimento, e movimento, spesso, coincide anche con l’annoso problema dell’inquinamento atmosferico. Il mondo di oggi è perfettamente cosciente di tutti gli effetti collaterali causati dalla mobilità di merci e persone, a partire dall’aria irrespirabile dei grandi centri urbani, fino alla questione tanto discussa della plastica in mare. Negli ultimi anni, infatti, anche in vista dell’Agenda Europea 2030 per lo sviluppo sostenibile, molti enti pubblici ma anche tante imprese, stanno promuovendo a gran voce l’implementazione di catene produttive e l’utilizzo di mezzi di trasporto “ecologici” o basso impatto ambientale. Lo scopo è sempre quello di evitare la combustione di materiali fossili, in favore di “energia pulita”, cioè quella solare, geotermica, idroelettrica ed eolica o, per quanto riguarda i mezzi, la predilezione per quelli con motore elettrico.
Ciononostante, applicare queste energie al settore dei trasporti non risulta per niente facile, altrimenti gli aerei cargo volerebbero senza ausilio del cherosene già da molti anni! Trasportare merci da un continente all’altro o anche su medie distanze all’interno di un’area geografica più circoscritta come quella di un singolo Stato o di due Stati confinanti, richiede, generalmente, una unità di carico pesante almeno alcune tonnellate. Mobilitare centinaia di persone o derrate alimentari, ad esempio, significa necessitare di tanto spazio, tempo sufficiente ed energia adeguata. In un futuro non troppo lontano è facile immaginare che le energie pulite riescano a trovare applicazione anche sulla lunga percorrenza ma, per il momento, è nella cosiddetta “City Logistics” e nella “Last Mile Logistics” che la mobilità sostenibile può osservare la sua migliore applicazione pratica.

In Italia soltanto negli ultimi anni si è visto un incremento delle vendite nel settore dei veicoli elettrici, quasi in linea con gli altri Paesi europei. Nella pubblicazione “E-mobility study Italy” del 6 settembre 2019 a cura della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, si legge chiaramente che in Italia, la maggior parte delle stazioni di ricarica per auto elettriche appartiene a privati. Ma fra le pagine della ricerca si comprende che, ancora oggi, in Europa il 60% del trasporto pubblico avviene su gomma, con autobus spesso alimentati a diesel. Per quanto riguarda l’”e-mobility” in generale, ad ogni modo, l’esempio da seguire è quello dei Paesi Bassi, dove l’elettrico è espanso tanto per mezzi quanto per stazioni di ricarica pubbliche.
Venendo alla mobilità delle singole persone, anche se fino ad oggi in Italia l’acquisto di e-bike ed e-scooter è stato appannaggio di pochi, si stima che entro il 2030 le unità in circolo arriveranno ad almeno tre milioni. Tuttavia, con il recente Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, all’art. 229 “Misure per incentivare la mobilità sostenibile” si aprono nuovi scenari inediti. Per abbassare al minimo la probabilità di una recrudescenza di Coronavirus nei prossimi mesi, il Governo ha deciso di promuovere l’utilizzo di mezzi di trasporto personali ecologici, evitando l’emissione di gas serra quanto la probabilità di sovraffollamento nel trasporto pubblico. Il cosiddetto “bonus monopattino” che prevede una detrazione del 60% delle spese su un tetto di 500 euro per l’acquisto di un mezzo di trasporto ecologico come biciclette o monopattini elettrici, rimette in discussione la City Logistics così come la conosciamo, rendendo urgenti interventi di ammodernamento delle infrastrutture come piste ciclabili o corsie separate. L’impatto di quest’intervento normativo, quindi, avviene quasi esclusivamente sul trasporto delle persone, lasciando alle singole aziende l’eventuale decisione di sostituire parte della propria flotta con mezzi ecologici, soprattutto per quanto riguarda la Last Mile Logistics.

 

L’ITS Logistica Puglia, così come accreditato dal Miur, nasce proprio per formare tecnici specializzati nel settore della mobilità sostenibile, che rappresenta l’unica strada possibile per il trasporto del presente e del futuro. Parlare di supply chain e trasporto intermodale, oggi, significa parlare contemporaneamente di mobilità sostenibile ed ecologia, in ottemperanza a quelli che sono gli sforzi europei per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.

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La logistica per ricominciare

A volte può capitare, anche nell’iperconnessa e laboriosa società globale che contraddistingue i nostri giorni, di incorrere in situazioni di emergenza locale, nazionale o mondiale. Queste occasioni, quanto meno per la storia repubblicana d’Italia, si sono sempre concretizzate in calamità naturali come terremoti o alluvioni; mai in pandemie come quella in corso a causa del Covid-19.
Dal 10 marzo 2020 l’intero territorio italiano si è trasformato in una c.d. “zona arancione”, con forti limitazioni alla libertà personale negli spostamenti, negli acquisti e nelle vendite, riallargando le maglie dell’economia a partire dallo scorso 4 maggio.
Oltre ai sanitari impegnati notte e giorno per fornire assistenza e cura ai pazienti affetti da Coronavirus, e oltre alle forze dell’ordine impiegate in un presidio costante, ci sono degli altri professionisti che, in ottemperanza e nel rispetto di tutte le prescrizioni del Governo, stanno “portando avanti” l’Italia nel vero senso della parola.
Si tratta di tutti i lavoratori del comparto logistica, dai tecnici agli ingegneri, dai fattorini ai commessi e così via. In sostanza, le stesse imprese private che ogni giorno si impegnano nella supply chain del mercato globale, iniziano ad affiancare l’Apparato pubblico secondo quelle che sono le esigenze irrinunciabili delle persone. Durante la fase di “lockdown”, infatti, la logistica ha agito in modo contingentato per poter garantire una quanto più equa distribuzione al dettaglio da nord a sud. Ciò è accaduto per poter garantire l’approvvigionamento – innanzitutto – di beni alimentari, per la cura della persona e farmaceutici. Ma la logistica è persino alla base del buon funzionamento del Sistema Sanitario Nazionale e delle strutture ospedaliere che, fino a poche settimane fa, si trovavano affollate da un numero pericoloso di pazienti, nonché alla base dell’approvvigionamento dei Dispositivi di Protezione Individuale oggi irrinunciabili. Lo sforzo coordinato di Stato, Regioni e imprese della logistica in questo periodo storico, può riassumersi nel “Disaster Management”, seguendo lo schema qui proposto:

Secondo tale metodo, al momento dell’insorgenza del “disastro”, proprio come può essere quello del Coronavirus in espansione, le direttrici da seguire sono principalmente 4:

  • La preparazione, ovvero l’organizzazione di tutti gli strumenti materiali e immateriali volti ad affrontare la crisi in essere (reparti ospedalieri, medicinali, forza lavoro, DPI, ecc);
  • La reazione, cioè il momento in cui tali forze vengono messe in campo – come è già avvenuto – per poter limitare i danni, non peggiorando lo stato d’emergenza vigente;
  • Il recupero, inteso come il frangente nel quale si iniziano a sortire gli effetti positivi delle azioni poste in essere, ovvero la “fase 2” che stiamo vivendo in questi giorni;
  • L’attenuazione, sarebbe a dire quel “sospiro di sollievo” che l’Italia intera si augura di poter tirare in assenza di una recrudescenza del virus, auspicando di far crollare del tutto i contagi.

Con la collaborazione di tutti gli operatori logistici ad ogni livello della supply chain – i quali all’interno e all’esterno delle aziende d’appartenenza stanno pedissequamente rispettando le raccomandazioni sanitarie previste dalle linee guida del Ministero della Salute, l’Italia riesce a stringere i denti in questo momento così drammatico, nella piena consapevolezza che il domani sarà un giorno migliore anche grazie alla logistica.

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