Vaccino? Per sconfiggere il Covid basta una dose di logistica

Come anticipammo nell’articolo L’importanza strategica di una buona logistica sanitaria pubblicato sul nostro blog, quella del vaccino contro il covid-19 si presenta come una delle sfide più difficili di sempre per la logistica mondiale. Tre sono i vaccini maggiormente “chiacchierati” nell’ultimo mese, ovvero quelli prodotti da Pfizer Biontech, Moderna e AstraZeneca (di quest’ultimo si attende l’approvazione da parte dell’EMA – European Medicine Agency).

Nell’articolo Arcuri: «Devono essere vaccinati 48 milioni di italiani» pubblicato da Il Sole 24 Ore leggiamo: <<[…] devono essere vaccinati 48 milioni di italiani per raggiungere l’immunità di gregge. Si parte dal personale sanitario: prima medici, infermieri e personale operante nei presidi ospedalieri e ospiti di Rsa (1 milione e 800mila persone). Si prosegue già dal prossimo mese di febbraio con gli anziani over 80 e le persone con particolari fragilità, poi con operatori servizi pubblici essenziali. Segue il personale delle scuole, docente e non docenti, perché le scuole possano funzionare in sicurezza. Poi le forze dell’ordine, personale dei trasporti pubblici e delle carceri e carcerati. Poi gli over 60 e infine il resto della popolazione. «Abbiamo l’obiettivo di vaccinare tutti gli italiani entro il prossimo autunno – ha aggiunto – ma servono tre componenti fondamentali: un numero adeguato di dosi di vaccino, un piano logistico e un insieme di uomini e donne capace di somministrare più persone nel minor tempo possibile»>>. Il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, solleva da sé la questione logistica.

Le direttrici sulle quali deve muoversi la vaccinazione di massa, quindi, sono tre:

  • Dosi di vaccino (ancorché di differenti aziende) sufficienti per almeno 48 milioni di italiani su circa 60;
  • Personale sanitario che somministri il farmaco a ritmi praticamente incessanti;
  • Piano logistico (internazionale?) che assicuri il vaccino dalla produzione alla somministrazione.

 

Come stiamo osservando nell’ultimo periodo, le difficoltà principali stanno nel mantenimento della catena del freddo e nell’approvazione e produzione massiva dei farmaci. In questo momento, quindi, si deve osservare la soluzione logistica sotto il profilo internazionale, dall’approvvigionamento dei vaccini a quello delle risorse utili alla sua inoculazione (siringhe, DPI, personale, spazi, ecc.). Per quanto ogni Stato, in ragione della sua competenza in materia sanitaria, possa decidere se adottare o meno un modello logistico, è chiaro che questo, innanzitutto, debba esserci. Per questo motivo, come leggiamo nella nota Affidabilità e conformità della catena logistica del vaccino anti-COVID-19 pubblicata da Business Wire: <<Bureau Veritas, leader mondiale nelle analisi, nei controlli e nelle certificazioni, e OPTEL, importante fornitore globale di piattaforme di tracciabilità per la fornitura farmaceutica, uniscono le forze per affrontare l’aspetto critico e la tracciabilità nelle catene logistiche del vaccino anti COVID-19.
Nei prossimi mesi, miliardi di dosi di vaccini anti COVID-19 dovranno essere somministrati in modo rapido e sicuro a persone in tutto il mondo. La complessità delle condizioni della catena del freddo, la puntualità delle consegne e la necessità di mitigare il rischio di qualsiasi deviazione dal protocollo sono identificate come sfide critiche per il successo della vaccinazione sul larga scala>>
.

 

Questo interessamento da parte di leader del settore come quelli citati, fa ben sperare in una rapida virata verso la vaccinazione massiva, in quanto – almeno in Italia – il Piano strategico per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 è fermo al 12 dicembre 2020, esaurendo la questione logistica in poche battute contenute nel capitolo 3, titolato “Logistica, Approvvigionamento, Stoccaggio e Trasporto”: <<Gli aspetti relativi alla logistica e alla catena di approvvigionamento (supply chain), stoccaggio e trasporto dei vaccini saranno di competenza del Commissario Straordinario per l’attuazione delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19 della Presidenza del Consiglio dei
Ministri.
Nella definizione dei piani di fattibilità e delle forniture di tutte le attrezzature/strumenti/materiale necessari sono stati considerati diversi aspetti, tra cui la catena del freddo estrema (-20/-70°C) per la conservazione di alcuni vaccini (vaccini a mRNA) o catena del freddo standard (tra i 2 e gli 8 °C), il confezionamento dei vaccini in multi-dose e la necessità o meno di diluizione.
Per i vaccini che necessitano di catena del freddo standard (tra i 2° e gli 8°) si adotterà un modello di distribuzione “hub and spoke”, con 1 sito nazionale di stoccaggio e una serie di siti territoriali di secondo livello.
Per quanto riguarda invece i vaccini che necessitano di catena del freddo estrema, questi verranno consegnati direttamente dall’azienda produttrice presso 300 punti vaccinali, che sono stati condivisi con le Regioni e le Province Autonome.
Il confezionamento dei vaccini in multi-dose richiede l’acquisizione di un adeguato numero di siringhe, aghi e diluente (nei casi in cui non siano forniti direttamente dall’azienda produttrice del vaccino), eseguita sia tramite joint procurement europeo, sia attraverso la richiesta di offerta pubblica già emessa dagli uffici del Commissario per l’emergenza COVID-19.
A ciò si aggiunge la necessità di fornire il materiale ritenuto essenziale per lo svolgimento delle sedute vaccinali (DPI per il personale delle unità mobili, disinfettante, cerotti etc.), cui provvederà il Commissario Straordinario. La distribuzione dei vaccini, in particolare relativi alla catena del freddo standard, avverrà con il coinvolgimento delle forze armate che, in accordo con il Commissario Straordinario, stanno già pianificando vettori, modalità e logistica>>.

 

Come riportato da Omni Furgone nell’articolo Vaccino Pfizer Covid-19, chi, come, dove e quando della logistica dal V-Day ad oggi, in Italia, è stato attuato un modello logistico molto farraginoso, mentre quello al quale si auspica è il c.d. “just in time”. Questo metodo permetterebbe di ricevere le dosi di vaccino periodicamente, evitando lo stoccaggio in magazzino, quindi l’acquisto da parte del SSN di un numero spropositato di frigoriferi capaci di arrivare a -80°C, ovvero la temperatura necessaria per prevenire la degradazione del farmaco.

 

In definitiva, possiamo affermare che l’antidoto del Covid-19 non è tanto il vaccino, quanto l’efficacia della sua supply chain: la logistica, infatti, sconfiggerà il Covid col grimaldello del vaccino e non il contrario. Di solito le sfide possono avere due esiti, ovvero la possibilità di vincere o quella di perdere. In questo caso particolare la logistica non potrà che vincere, sollevando l’umanità da questo fardello che la accompagna ormai da troppo tempo.