Il futuro della city logistics è a impatto zero

Come Istituto Tecnico Superiore per la mobilità sostenibile, sul nostro blog abbiamo dedicato tantissimi articoli al Green New Deal e a tutte le possibilità offerte dalla tecnologia sul legame sempre più stretto fra ambiente e logistica. Molti sono gli eventi, le conferenze e i progetti inerenti la blue economy cui abbiamo partecipato, speso in qualità di promotori o partner attivi per una logistica in grado di rispondere alle esigenze del Terzo Millennio.

 

La pandemia di Covid-19 ha, tuttavia, anticipato i tempi rispetto ad alcuni piccoli grandi cambiamenti in materia di city logistics. Negli ultimi mesi – ovvero dalle riaperture graduali avvenute dal 4 maggio in poi – le nostre città stanno iniziando a riempirsi sempre più di veicoli elettrici o ibridi. La transizione dai combustibili fossili ad energie alternative, è un passaggio obbligato del quale il mondo, tutto, deve interessarsi in armonia con i principi ispiratori dell’“Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” promossa dall’ONU.

 

Sotto il profilo della logistica delle persone, questo si sta traducendo in un progressivo aumento del numero di velocipedi (biciclette e monopattini) all’interno delle aree urbane, inclusi i modelli a trazione parzialmente o totalmente elettrica. Ma non è sbagliato affermare che, le due ruote, stiano iniziando a riscuotere un certo interesse anche nella movimentazione delle merci. Si pensi ai sempre più frequenti servizi di food delivery, dove tantissimi fattorini (i cosiddetti “rider”) viaggiano su biciclette per consegnare le pietanze appena preparate dai ristoranti. Certo, le nostre città sono ancora ingarbugliate di automobili e motorini che contribuiscono a produrre una quantità impressionante di inquinamento atmosferico, ma la strada che stiamo imboccando è quella giusta. Non è irreale pensare che, partendo dagli hub cittadini, la city logistics diventi quasi a impatto zero nel giro di pochi anni. Se è vero che tante consegne al cliente finale oggi avvengono ancora tramite furgone o motorino, non è irreale pensare a frotte di fattorini su triciclo munito di portapacchi che girano per la loro area di pertinenza consegnando pacchi emettendo zero polveri sottili. Ciò si può affermare con una discreta certezza, considerando che già da molto tempo i servizi postali utilizzano mezzi di dimensione ridotta alimentati a energia elettrica per alcune tipologie di consegne.

 

A dirla tutta, ci sono già varie start-up green sparse in tutto il mondo (e anche in Italia), che lavorano come vettori urbani anche per conto di importanti aziende e non solo di privati. Per quanto scontato possa sembrare scambiarsi un bene all’interno della medesima città, questo discorso assume una grande complessità se visto in relazione al tempo che serve per attraversare le arterie urbane di una città di medie o grandi dimensioni. Per questo la mobilità sostenibile si prepone i seguenti obiettivi:

 

1) Diminuire le emissioni inquinanti atmosferiche e acustiche;
2) Ridurre il traffico urbano;
3) Ridurre il numero di sinistri stradali;
4) Evitare il degrado urbano connesso al consumo del territorio connesso alla realizzazione di infrastrutture complesse.

 

Tutto questo discorso, chiaramente, può e deve essere applicato anche al servizio di trasporto pubblico. Il futuro della logistica urbana non può che viaggiare sulle vie di sostenibilità, velocità e sharing.