Il ruolo del Demand Sensing nella logistica

Sapere prima dei propri competitors quali saranno i trend commerciali, è lo scopo di qualsiasi azienda intenzionata ad acquisire quote di mercato importanti in uno o più settori.
Ad intervenire in aiuto degli imprenditori è il cosiddetto “demand sensing”, cioè un mix di modelli matematici e analisi di mercato in grado di comprendere dove la domanda dei consumatori è orientata nel breve termine. In altre parole, le strategie commerciali vengono costruite sull’analisi dei dati acquisiti ogni giorno, per poter produrre o rifornire i propri magazzini delle merci di cui si prospetta la vendita. Ma di quali dati stiamo parlando? A dire il vero si tratta di valori molto eterogenei tra loro, ma tutti concorrenti a finalizzare la tendenza del comportamento della domanda di un determinato bene. Le variabili che concorrono alla strutturazione del demand sensing sono, ad esempio, le condizioni meteorologiche, la densità demografica, l’altitudine, il PIL, lo stipendio medio, la forma di governo di uno Stato, la quantità e la tipologia delle transazioni in moneta elettronica, l’orario dei pagamenti e degli acquisti, i comportamenti degli utenti dei social network e dei telespettatori, il numero dei lettori di libri e giornali per categoria editoriale o per genere letterario. Ma anche le ricerche su internet e, più in generale, le attività abitualmente svolte dai fruitori dei dispositivi della generazione “Internet of Things” come Alexa o Siri, che accumulano metadati preziosissimi ai fini del “customer profile” o, ancor più semplicemente, il tracciamento che avviene nel campo della mobilità tramite app e gps.

 

 

Dopo questa premessa è facile comprendere l’importanza del demand sensing nella supply chain: è solo dall’ottimizzazione di quest’ultima che può derivare un aumento dei guadagni e, quindi, la conseguente crescita della brand reputation di un’impresa. Tuttavia, non è per pura vanità che un’azienda decide di investire nell’analisi dei metadati, ma per migliorare l’intera filiera.
Il demand sensing può essere così riassunto in 5 punti:

Gestire al meglio il magazzino: le scorte di un prodotto disponibili in magazzino potrebbero essere allocate presso un target diverso da quello originariamente previsto;
Migliorare le previsioni “stagionali”: un determinato bene potrebbe non essere più “di moda” prima del previsto, o essere superato da una versione evoluta;
Cooperare con gli intermediari: i consumatori, spesso, acquistano tramite rivenditori e grazie ad una sinergia con questi ultimi è possibile formare delle previsioni di vendita più fedeli alla realtà;
Dimensionare correttamente le scorte: rischiare di avere troppa quantità di un bene e troppa poca quantità di un altro, può essere fatale per i ricavi;
Raccogliere lo storico dati: passato, presente e futuro devono fondersi per poter garantire, in output, dei dati quanto più fedeli alla realtà, come una vera e propria fotografia.

Una sapiente articolazione del demand sensing, quindi, è oggi la più grande finezza che un operatore della logistica possa applicare al business per aumentare gli utili societari di aziende che operano nella vendita di beni quanto di servizi.
Grazie all’innovativa didattica portata in aula da ITS Logistica Puglia, i nostri corsisti simulano sin da subito casi concreti della supply chain, dovendo fare i conti anche con la giusta applicazione del demand sensing; strumento ormai imprescindibile per l’impresa 4.0.

 

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