I robot ci toglieranno il lavoro?

Ma è proprio vero che i robot ci ruberanno il lavoro? Secondo uno studio elaborato da Oxford Economics la risposta a questa domanda è sì, e il dato, almeno in apparenza, non lascia indifferenti. Si parla di ben 20 milioni di posti di lavoro in meno in dieci anni (in tutto il mondo) a causa della quarta rivoluzione industriale già in atto. In altre parole, tutte le professioni “automatizzabili” subiranno un ribasso del 160% della manodopera umana, in favore di macchine di ultima generazione.
Se da un lato questo dato appare come disastroso e inconfutabile, dall’altro emerge la confortante stima effettuata dal World Economic Forum, che parla di ben 133 milioni di posti di lavoro “nuovi” che soppianteranno i 20 milioni di cui sopra.

 

 

Ma di che lavori si tratta? Fra non troppi anni scompariranno quasi del tutto i mestieri tradizionali prettamente votati alla manualità, ma emergeranno le nuove figure esperte di privacy, intelligenza artificiale, clouding, Internet of Things, meccanica, ecc. La vera sfida sarà quella di far cooperare umani e robot per poter migliorare la produttività delle imprese, poiché i primi possiederanno sempre una qualità impossibile da raggiungere per qualsiasi macchina: la creatività. Sul punto, proprio il già citato WEF, sostiene che questa delicata fase di transizione tecnologica chiamata “Industria 4.0” porrà le sue fondamenta su tre pilastri principali: l’automazione, la cooperazione e lo sviluppo di nuove professioni.
Per quanto riguarda l’automazione, i robot che già conosciamo verranno affiancati da dispositivi di ultima generazione in grado di autogovernarsi grazie a dei particolari sensori in grado di far “parlare” le macchine tra loro (Internet of Things), basandosi sulla tecnologia 5G. Dopodiché, il discorso della cooperazione riguarderà non soltanto le categorie che svolgono professioni intellettuali, ma anche le manovalanze: non è irreale pensare che il magazziniere di una grande piattaforma logistica da qui al futuro si trasformerà nel supervisore dei processi, governando e “collaborando” con le macchine per la corretta gestione della supply chain. Da ciò nasce l’esigenza dello sviluppo di nuove professioni.

 

 

E come si possono imparare questi mestieri 4.0? C’è un aspetto che ha dell’incredibile: chi oggi va a scuola, probabilmente un domani svolgerà un lavoro che ancora oggi non esiste. E come si fa a imparare a fare un lavoro che ancora non esiste, allora? Per rispondere a quest’esigenza di mercato, anche in Italia si stanno sempre più affermando gli Istituti Tecnici Superiori, proprio come il nostro specializzato nell’area della mobilità sostenibile.
I programmi di studio degli ITS propongono una strategia di apprendimento “sul campo” che investe sia i futuri professionisti di un determinato settore strategico per l’economia nazionale, sia coloro i quali sono già dipendenti di un’azienda che decide di investire sul re-skilling delle sue risorse, aggiornandole alle nuove tecnologie.
ITS Logistica Puglia, per esempio, offre un’alta formazione per poter adeguatamente svolgere mansioni profondamente tecniche nel settore della logistica e dei trasporti. Tali mansioni, già esistenti o meno, hanno un minimo comune multiplo: necessitano tutte della conoscenza di software e apparecchiature di settore, della lingua inglese e dei modelli di riferimento. Un “supertecnico” della logistica di oggi deve saper utilizzare Excel in maniera impeccabile, per dirne una. E di sicuro queste competenze gli serviranno come base per i futuri ruoli che andrà a ricoprire all’interno della realtà di Industria 4.0.

 

In altre parole, nel futuro i posti di lavoro aumenteranno, ma soltanto per quei lavoratori che saranno stati in grado di rimanere al passo con i tempi aggiornandosi di continuo. ITS Logistica Puglia ha una missione: quella di far entrare in contatto domanda e offerta di lavoro fra aziende e corsisti specializzandi, guardando al futuro come una sfida già vinta in partenza.