Il lavoro del futuro? Non senza le “digital skills”

L’innovazione tecnologica ha ormai superato di gran lunga le competenze “ordinarie” dei lavoratori di tutto il mondo. In quest’ottica, l’Italia deve fare i conti con le nuove professioni ricercate sul mercato del lavoro per poter accrescere la competitività delle sue PMI. Tali figure si ravvedono nella forma di esperti digitali in aree che hanno in comune un fattore molto importante: necessitano di elevate skills informatiche, combinate alle abilità specifiche del settore nel quale è offerta la prestazione.

 

 

Si pensi all’Internet of Things (trad. “Internet delle Cose”): con l’avvento della tecnologia 5G, gli oggetti delle nostre case e delle nostre città diventeranno “smart”, e inizieranno a “parlare” tra di loro. Un sistema integrato di innovativi protocolli e sofisticati computer che, secondo gli esperti, miglioreranno il benessere comune garantendo servizi più efficienti. Ma questo è solo uno dei tanti new job in lizza per un futuro che è già oggi, scatenando una reazione a catena dalla quale derivano ulteriori necessità per il mercato del lavoro: giuristi con specializzazioni in informatica giuridica per poter gestire i processi dal punto di vista legale e della ciber security, esperti di automazione, stampa 3D, big data e così via.

 

 

Secondo un articolo del Corriere della Sera del 9 settembre 2019 a doppia firma Gabanelli-Magatti, quest’impellente richiesta di digital skills evidenzia delle grandi falle nel tessuto sociale italiano. Si calcola, infatti, che “il 70% della popolazione ha poco peso sociale”. Secondo l’indice delle competenze degli adulti (abbr. PIAAC): “solo il 3,3% degli adulti italiani raggiunge alti livelli di competenza linguistica […]. Inoltre, solo il 26,4% ha un livello buono”.

 

 

Combinando questo dato con quello dell’utilizzo di internet, secondo il quale ben il 31% degli italiani non utilizza la connessione privatamente, e con quello delle skills informatiche di base ancora fuori dalle corde del 40% dei lavoratori attuali, emerge una situazione estremamente preoccupante per le PMI italiane: la loro competitività domestica e all’estero crolla non soltanto per la mancanza di professionisti dei settori sopra elencati, ma, di conseguenza, anche per la scarsità di piattaforme e-commerce autonome.

 

 

L’unica soluzione per poter ovviare a questo mismatch fra competenze possedute e richieste, è – per i già lavoratori – quella della formazione continua sostenuta su scala nazionale dalle politiche per lo sviluppo economico e tecnologico del Paese. Per i giovani disoccupati fra i 18 e i 29 anni, che contano ben il 24,2% del totale e per gli studenti, invece, la “cura” sarebbe più semplice: un’alfabetizzazione digitale sin dagli albori della scuola, tale che si possano scongiurare le discrepanze del mondo del lavoro contemporaneo.

 

 

La logistica, in particolare, è uno dei settori che sarà maggiormente influenzato dall’intelligenza artificiale, prevedendo un’automazione sempre più consistente della filiera produttiva, a partire dall’intralogistica per finire al trasporto intermodale.
ITS Logistica Puglia, in questo contesto, offre soluzioni formative sia per gli attuali addetti al comparto logistica, sia per i futuri professionisti di questo settore in continua evoluzione. Con la formazione aziendale continua rivolta ai (già) lavoratori, e con i piani formativi sapientemente elaborati insieme ai manager per poter sviluppare al meglio le digital skills dei corsisti, ITS Logistica Puglia pone le basi per una crescita radicale delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno.

 

 

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