Erasmus+, lavoro al top con le “soft skills”

Non è solo una leggenda metropolitana: partecipare a programmi di studio e tirocinio all’estero, come abbiamo già detto in questo articolo, è una garanzia occupazionale. Secondo lo “Studio di impatto sul programma Erasmus+ per l’alta formazione”, l’80% circa dei laureati che partono per l’Erasmus+ trova un lavoro entro tre mesi.
Come precisa “Il Sole 24 ore” online del 28 maggio 2019, le soft skills si rivelano sempre più importanti nella ricerca di una prima occupazione da parte dei giovani di oggi. Ma cosa significa soft skills? Si tratta di tutte quelle abilità sviluppate dalla persona in ambito relazionale e comunicativo, come ad esempio saper lavorare in team. I reduci di Erasmus+ intervistati si sentono migliorati nelle soft skills digitali (51%), imprenditoriali (69%), di problem solving (76%), del pensiero critico (79%), delle lingue straniere (88%), e di capacità relazionali, spirito di adattamento e conoscenza del paese ospitante (91%).
Ciò fa comprendere come ad un’azienda di oggi interessi non soltanto poter assumere un giovane con le hard skills (ovvero le competenze “tradizionali”, acquisite dai percorsi scolastici, tecnici e universitari), ma anche un secondo – ma non per importanza – ordine di valori, riassumibile in un concetto: quello di appartenenza al mondo.
Per quanto riguarda l’occupazione, è da tenere presente il dato del 28% relativo al biennio 2016-2017, che indica la percentuale di casi in cui i partecipanti al programma Erasmus+ hanno trovato un impiego in un Paese diverso da quello di origine.
E se questi dati non bastassero da soli a spiegare l’effetto Erasmus+ sulle nuove generazioni, si pensi allora all’accrescimento dell’identità comunitaria che avviene a seguito di esperienze come questa.
Noi di ITS Logistica Puglia, da sempre attenti al respiro internazionale dell’alta formazione offerta, vedremo a breve il nostro primo blocco di corsisti recarsi all’estero per vivere l’Erasmus+ tirocinio, all’insegna di una logistica globale che accende in noi il desiderio di distanze sempre più corte. Così, i protagonisti di questi passi da gigante saranno proprio loro: i nostri futuri diplomati.