Come farebbe Babbo Natale senza la logistica?

Ma soprattutto, che cosa ne sarebbe dei nostri regali? E se quella di Babbo Natale sembra solo una leggenda da raccontare ai più piccini, non vale lo stesso per i suoi aiutanti, gli elfi: loro esistono per davvero, ma non sono proprio come ce li hanno descritti. Indossano una divisa da lavoro che non prevede strambe calzature e non hanno neppure le orecchie a punta. Sono tutti i pickers e i packers della GDO, i trasportatori e i corrieri che dal Black Friday fino ai giorni immediatamente precedenti al 25 dicembre consegnano pacchi in tutto il mondo: in questo arco temporale, si contano una media di più di 300 milioni di spedizioni annue. L’influsso dell’e-commerce in questo senso non è da sottovalutare: rispetto allo scorso anno, si stima un aumento di spesa degli acquisti effettuati su Internet del 24,4%, a fronte del timido 0,5% dei piccoli negozi fra le nostre strade cittadine. Dati un po’ più confortanti, invece, per i negozi fisici del settore alimentare (+2,8%).
Ma cosa accade realmente quando la lettera dei nostri bambini (e non solo la loro) arriva nelle mani di Babbo Natale? Si scatena un processo quasi totalmente automatizzato, grazie al quale quel bellissimo tablet visto poco prima sulla nostra piattaforma di vendita online di fiducia, arriva il giorno dopo sulla soglia del nostro pianerottolo. A governare questo processo è la logistica, che nella sua accezione macro studia i modelli attraverso i quali riuscire a prevedere e, successivamente, a soddisfare la domanda dei consumatori, anche quand’essa superi il 100% della media annuale. La parola d’ordine, quindi, è soltanto una per le aziende: supply chain. A dicembre più che nel resto dell’anno, per far viaggiare la slitta più veloce possibile.