La logistica a Taranto 2) – Fra il Dominio Bizantino e l’Unità d’Italia

L’oscurantismo medievale non risparmiò di certo Taranto. Quando – ormai – il corso dei secoli aveva premiato il porto di Brindisi rispetto a quello ionico, facendo giungere al primo un’altra importante arteria commerciale derivata dall’Appia Antica, ossia l’Appia Traiana, la città dei Due Mari vide avvicendarsi non poche popolazioni: Goti, Longobardi, Bizantini, e Saraceni, si contesero Taranto per molti secoli, fino al 967 d.C., anno in cui l’Imperatore Bizantino chiamato Niceforo II di Foca – e considerato il secondo fondatore di Taranto, dopo l’eroe greco Falanto – decise di risollevare le sorti del capoluogo. Come? Ricostruendo la città; costruendo infrastrutture che facilitassero i pescatori nelle loro operazioni propedeutiche all’attività della pesca, e – soprattutto – costruendo l’archetipo dell’attuale Ponte di Pietra, il quale avrebbe resistito fino all’alluvione del 1883, con lo scopo di migliorare – non di poco – le operazioni di trasbordo fra la penisola tarantina e la zona di terraferma attualmente conosciuta come “Porta Napoli”. Dopo l’invasione Normanna e nell’età del Principato, il porto ionico venne rimesso al centro dell’attenzione, permettendo – poi – agli Angioini, di lavorare ad un suo ampliamento nel XV sec. Ma fu con gli Aragona che la logistica – intesa come militare – s’adoprò nel costruire un’importante fortificazione: il Castello Aragonese. Quest’ultimo – insieme al porto – in epoca napoleonica, e dopo la forzata destituzione dei Borbone, rappresentò uno dei vertici del triangolo difensivo formato anche da Taranto insieme a La Spezia e Venezia. Una volta spodestato Murat, i Borbone lasciarono la città nel più grande abbandono. Soltanto quando le truppe garibaldine conquistarono Taranto nel 1860 – parte del Regno d’Italia dal 1861 – e quando Nitti e Mignogna iniziarono a lavorare per il rilancio marittimo e militare della città, si poté osservare il fiorire di una struttura ancora oggi utilizzata dalla Marina Militare: l’Arsenale di Taranto.