Ieri e oggi, Taranto logistica: dalla Magna Grecia alla Via Appia

Come è noto, la città di Taranto è sempre stata un punto strategico per gli approdi portuali. Ma da dove inizia questo “sempre”? Partiamo dalle origini della città tradizionalmente fissate nel 706 a.C.: fra storia e leggenda, conosciamo alcune delle motivazioni per le quali gli spartani mossero dalle coste greche per fondare una nuova città. Tali ragioni sono rinvenibili nell’intenzione di mero espansionismo, quanto in quelle di naturale necessità di un aumento demografico volto ad affrontare le mire conquistatrici delle decadi a venire. Ma un fatto da non dimenticare, attiene agli scopi commerciali che nascono come principale economia per la futura Città-Stato. Se da un lato, verso il IV sec. a.C., si poteva osservare una logistica prettamente militare volta a garantire – quello tarantino – come un porto “sicuro” ove poter rifugiare le navi, e posando tale certezza sugl’accordi in forza dei quali Roma si sarebbe impegnata a non invadere la città magno-greca, dall’altro lato, Taranto s’apprestava ad un lampante esempio di logistica commerciale, esportando in tutto il Mediterraneo – italico o meno – prodotti dell’artigianato come rilievi su pietra, vasi, mosaici, ecc. Quando nel III sec. a.C. Taranto cadde sotto Roma, e quando fu vittima delle guerre annibaliche, le sorti del porto furono le peggiori. Tuttavia, furono proprio questi gli anni a cavallo dei quali il nobile censore Appio Claudio Cieco, avviò la costruzione di una nevralgica arteria commerciale che avrebbe unito Roma a Brindisi, passando anche per Taranto: l’omonima Via Appia: una strada romana che avrebbe implementato la logistica commerciale verso Oriente, servendosi della Puglia come passaggio obbligatorio. Un modello di commercio che avrebbe rappresentato un’importante tassello per i trasporti multimodali, prima per terra e poi per mare